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M5s, il passo indietro di Di Maio: non sarà più tesoriere

Il leader del M5s abbandona la carica prima della scadenza del prossimo settembre. I cambiamenti di marzo si avvicinano

M5s, il passo indietro di Di Maio: non sarà più tesoriere

Luigi Di Maio non sarà più tesoriere del Movimento 5 stelle, carica che ricopre dal 2017. Questa novità, come anticipato dal Corriere della Sera, potrà ora aprire nuovi scenari politici, soprattutto in vista degli Stati generali. Come definito dall’articolo 12: “Il tesoriere è il rappresentante legale del Movimento 5 Stelle in tutte le attività economico-finanziarie, ha la responsabilità della gestione amministrativa e della politica finanziaria del Movimento 5 Stelle e ne apre e gestisce i conti correnti bancari e postali”. E non è rieleggibile per più di due mandati consecutivi, quindi Di Maio avrebbe avuto il diritto di rimanervi fino al prossimo settembre. Invece, il leader politico ha deciso di andarsene prima.

Di Maio pensa a dei cambiamenti

Che stia quindi pensando a dei cambiamenti? Probabilmente sì, idea supportata dal fatto che proprio ieri, durante la campagna elettorale in Calabria, Di Maio abbia detto che una persona sola non può guidare il Movimento e che gli Stati generali saranno un momento “per mettere finalmente in piedi una nuova Carta dei valori e un’organizzazione più efficace”. Manifestazione alla quale Il premier Giuseppe Conte ha già fatto sapere che non sarà presente. Certo non è un periodo facile per Giggino che si trova a dover affrontare situazioni complicate e molto delicate. Come la questione della Libia e la decisione se presentarsi uniti al Partito democratico soprattutto in Veneto e Liguria.

La decisione sui candidati

Domani sulla piattaforma Rousseau si decideranno i candidati che si presenteranno come governatori per le elezioni Regionali in Toscana, Puglia e Liguria. Proprio riguardo quest’ultima regione ci sono già state delle discussioni. Anche qui, come precedentemente avvenuto nelle Marche, si dovrà decidere se allearsi o no con i dem e le civiche. Per quanto invece riguarda il Veneto, vi è stata la proposta da parte del ministro Federico D’Incà di ricorrere al voto sulla piattaforma Rousseau, che ha messo un po’ in crisi buona parte degli appartenenti al Movimento che avevano invece pensato di correre in solitaria. Ormai c’è poco tempo per tirare le somme, è il momento di decidere cosa vogliono fare. Altrimenti sarà in forse anche il suo futuro e la sua sopravvivenza. Nei prossimi giorni, si parla di lunedì o martedì, potrebbero anche arrivare nuove espulsioni. Secondo Di Maio una decina. Sarebbero 35 le lettere inviate a deputati e senatori, molti dei quali avrebbero già cercato di correre ai ripari arrivando a una mediazione.

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