Di Maio già si muove da "sorvegliato speciale"

Oltre l'euforia anche i primi timori: manca la copertura per il reddito di cittadinanza

Di Maio già si muove da "sorvegliato speciale"

Roma - Attivista, onorevole, candidato premier, super ministro. Il cursus honorum grillino, ai tempi del governo del «cambiamento», segna la definitiva maturazione del Movimento dei Vaffa fino alle stanze dei bottoni. E ieri è stato soprattutto il giorno di Luigi Di Maio. Capo politico pentastellato e titolare di un nuovo dicastero cruciale, che riunisce in sè il Lavoro e lo Sviluppo economico. Nell'entourage più stretto del leader M5s l'entusiasmo è travolgente, ma, leggendo tra le righe, circolano paure e preoccupazioni sulle tante aspettative che si sono create intorno a Di Maio. Un tema su tutti: il reddito di cittadinanza. In pubblico, in queste ore di festa e concitazione, i parlamentari ripetono che la misura, contenuta nel «contratto di governo», è «una delle priorità del governo». Ma restano i nodi sulle coperture per un provvedimento che sarebbe a dir poco «esoso» per i conti pubblici. E rimane il dubbio sulla tempistica di attivazione. Che potrebbe essere la vera trappola sulla strada del Di Maio governativo. Come da formulazione contrattuale Lega-M5s, non si tratta di uno «stipendio» concesso soltanto in base alla «cittadinanza». Bensì di una formula per dare sostegno economico alle famiglie sotto la soglia di povertà e favorire il «reinserimento occupazionale». Proprio per questo motivo, come ammesso a mezza bocca dallo stesso Di Maio, «bisogna riformare prima i centri per l'impiego». Per questo, potrebbero volerci anche un paio d'anni. Oppure come ha detto Laura Castelli a Porta a Porta «anche sei o otto mesi». Il reddito di cittadinanza, dunque, sarà il primo punto sul quale Di Maio sarà messo alla prova. Da elettori, attivisti e avversari interni. E nell'esecutivo stesso, dove il neo ministro dell'economia Giovanni Tria in passato aveva già espresso dubbi.

Di Maio dovrà fronteggiare i soliti malumori, già manifestatisi sul Blog, nei confronti della flat tax «da evitare». Con la paura dei voti mancanti in Senato di alcuni «ortodossi» che potrebbero tenere in ostaggio il leader vice premier, oltre che «superministro». Tra gli obiettivi del nuovo ministro di Lavoro e Sviluppo ci sarebbe anche una forte stretta sugli imprenditori italiani intenzionati a delocalizzare all'estero. «Italia First» scherza qualche parlamentare rievocando lo slogan trumpiano.

Intanto il capo politico, nella sua ipertrofica comunicazione sui social, così come aveva fatto dopo la vittoria del 4 marzo, si è lasciato andare alla nostalgia. Condividendo prima una foto postata da Beppe Grillo, che ritrae il comico insieme a Gianroberto Casaleggio, l'altro fondatore. Con il commento: «I sogni diventano realtà». Poi ha diffuso un post di Alessandro Di Battista. Dibba, immortalato a San Francisco col bimbo in braccio, ha invitato tutti al coraggio, perché «ce la possiamo fare!». Di Maio ringrazia: «Grazie di cuore». E poi nuovamente, condividendo Paola Taverna, scrive: «Grazie Beppe, Grazie Gianroberto». Stessa foto con i due fondatori che si stringono la mano. Dopo il giuramento è arrivata la photo opportunity con tutta la squadra dei neoministri grillini. E il capo politico ha precisato: «Io mi occuperò di mettere da parte la Fornero, fare il reddito di cittadinanza e il salario minimo orario».

Di Maio è atteso da importanti sfide comunicative. Oltre che politiche. L'obiettivo è di non farsi schiacciare dal vitalismo anti-immigrati di Matteo Salvini, dalla ritrovata saggezza istituzionale di Roberto Fico e dalle «insidie» di marketing che potrebbe tendergli il premier Giuseppe Conte, «avvocato del popolo italiano». Fico e Conte, ieri hanno ricevuto i lavoratori della FedEx, ma il presidente del Consiglio di fronte alle proteste si è eclissato: «Come sapete, il ministro del Lavoro è Luigi Di Maio».