Mali, libero l'italiano rapito. È fuggito ai sequestratori

Luca Tacchetto con la compagna 15 mesi in mano ai jihadisti. Stanno bene, si lavora per il rimpatrio

Erano stati sequestrati a Kokologho, in Burkina Faso, ma sono riusciti a scappare 454 giorni dopo a Kidal, nel Mali, a 800 chilometri di distanza da dove il dramma ebbe inizio. Nel mezzo c'è la storia a lieto fine del rapimento di Luca Tacchetto, 30 anni, architetto originario di Vigonza (Padova), e della sua fidanzata 35enne, la canadese Edith Blais. Al momento non trapelano notizie ufficiali sul gruppo jihadista che li aveva presi in ostaggio il 15 dicembre 2018, ma secondo quanto sostiene una fonte vicina al governo canadese dovrebbe trattarsi della cellula Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin, guidata dal maliano Iyad ag Ghali e affiliata ad Al Qaeda.

I due ragazzi si trovano in buone condizioni e sono arrivati a Bamako, la capitale del Mali, nel primo pomeriggio di ieri con un volo speciale. Erano riusciti a eludere la sorveglianza dei loro carnefici venerdì sera a Kidal, fermando in strada un'auto che li ha condotti alla vicina base dei caschi blu dell'Onu. La ricostruzione degli ultimi eventi è stata fornita dal capo della missione Onu Minusma, nel Mali, Mahamat Saleh Annadif: «Erano vestiti da tuareg, spaventati, ma senza alcun segno di ferite. Poche ore dopo sono apparsi sorridenti e non vedono l'ora di tornare a casa».

L'operazione del rientro in Italia di Luca ed Edith è condotta dall'Unità di Crisi della Farnesina. Contatti sono in corso tra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (che ha sentito Luca telefonicamente) e il collega canadese, Francois-Philippe Champagne, per valutare se organizzare un volo già nella giornata odierna.

Il loro viaggio si era misteriosamente interrotto all'altezza di Kokologho, sulla strada che collega Bobo-Dioulasso a Ouagadougou, nel Burkina Faso. Della coppia non si avevano più notizie dal 15 dicembre 2018. La famiglia, non riuscendo più a contattarli sul cellulare, aveva informato il 25 dicembre la Farnesina che da giorni stava cercando di venire a capo della situazione.

Luca ed Edith erano partiti dall'Italia in auto, avevano percorso le strade della Francia e della Spagna fino a scendere in Marocco. Da qui si erano mossi verso il Burkina Faso attraverso la Mauritania e il Mali, percorrendo più di 9mila chilometri. Nell'ultima telefonata alla famiglia Luca aveva spiegato di essere in viaggio da Bobo-Dioulasso verso la capitale Ouagadougou a bordo di una Renault Megane Scenic con targa italiana, poi il black out improvviso e preoccupante. I due avevano incontrato la sera prima della scomparsa il cittadino francese Robert Guilloteau, l'ultima persona ad aver visto Edith e Luca, il 14 dicembre nel corso di una cena (filmata su whatsapp) al ristorante «Bois d'Ebene» di Bobo Dioulasso.

Luca ed Edith erano in viaggio di piacere in Burkina Faso, ma la destinazione definitiva avrebbe dovuto essere il Togo, dove la coppia era attesa per collaborare come volontari alla costruzione di un villaggio. A rendere le ricerche oltremodo difficili sono stati i frammentari collegamenti tra la Farnesina e i suoi rappresentanti in zona. In Burkina Faso esiste soltanto un piccolo ufficio consolare, gestito per conto del nostro paese da Delphine Diané, cittadina burkinabé. Stesso discorso per il Togo, nazione di approdo di Luca ed Edith.

A Lomé gli affari esteri vengono gestiti dalla rappresentanza diplomatica in Ghana. L'ambasciata italiana più vicina si trova in Costa d'Avorio, a più di 1.000 km da dove la coppia era scomparsa. Le autorità maliane, e in particolare il ministro degli interni Sadio Gassama, hanno smentito che ci sia stato un pagamento di riscatto o un blitz per liberarli.

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