Marino ormai è rimasto solo persino «Repubblica» l'ha scaricato

Roma Lontano dagli occhi e lontano dal cuore. Di tutti. Se mai c'è stato un feeling tra la Capitale e Ignazio Marino si è certamente esaurito da tempo. E l'ex chirurgo prestato alla politica, ormai, è davvero all'angolo. A intonare il de profundis al sindaco-fantasma adesso è pure Repubblica . Niente banda, elicotteri e carrozze a sei cavalli: basta un pezzo di Francesco Merlo, richiamato in prima pagina, che fa a pezzetti il primo cittadino definendolo «più che colpevole, assente». Tanto assente che Roma, nel bel mezzo della bufera, si ritrova orfana del suo sindaco. Ignazio preferisce restare in vacanza, tra Caraibi e Texas, a scrivere le sue memorie mentre il Consiglio dei ministri si prepara a decidere del suo futuro da amministratore sotto tutela, con la relazione finale di Alfano sul caso Mafia Capitale. E di fronte all'annunciata latitanza in un momento cruciale per lui e per la città, anche gli ultimi giornali «amici» gli voltano definitivamente le spalle.

Merlo non caldeggia le dimissioni (pur ammettendo che la campagna del centrodestra contro Marino ha «molte ragioni», «al di là della demagogia») semplicemente perché «Roma è già senza governo», e il sindaco è stato di fatto commissariato «all'italiana», prosegue l'editorialista di Repubblica : «Svuotato, reso superfluo e caraibico, espatriato in patria». Marino è come L'uomo che non c'era , chiosa Merlo, citando il titolo di un vecchio film dei fratelli Coen. Il sindaco che, di riffa o di raffa, ogni volta che soffiano venti di tempesta lascia il timone della nave-Roma e vola altrove. Ha fatto così anche adesso: sorpreso ai Caraibi dal funerale-scandalo del clan Casamonica (sul quale, da ieri, la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta dopo la presentazione di un esposto, affidata al pm Roberto Felici), Marino è rimasto in spiaggia, disertando a cuor leggero sia il Comitato per l'ordine e la sicurezza di lunedì che il prossimo, delicatissimo appuntamento di Palazzo Chigi.

«È così irrilevante che ormai anche le sue dimissioni sarebbero insignificanti». L'epitaffio che gli ha cucito addosso Merlo racconta la parabola discendente del «marziano», scivolato in due anni e poco più da outsider in grado di far riconquistare il Campidoglio al Pd a oggetto misterioso e, appunto, irrilevante: «Nella storia politica di Roma non c'era mai stata una vacanza di governo, un vuoto, un vacuo, un'assenza così candida come quella di Marino, marziano con la bici al posto dell'astronave, mai perseguito per qualche delitto ma sempre deriso per tutte le goffaggini». E, ora più che mai, assolutamente solo.

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