Matteo attacca: «Vent'anni di politiche da rottamare» E subito scatena la polemica con gli amministratori rossi

RomaRenzi, dall'altra parte del mondo, attacca le Regioni «anche di centrosinistra» per vent'anni di politiche del territorio da rottamare. E incassa una giornata di polemiche al vetriolo da sindaci e governatori targati Pd come lui, in cui a «cambiare verso» sono le responsabilità, addossate a Roma e al governo centrale. Uno scambio di accuse mentre l'Italia frana, si scioglie nei fiumi gonfi d'acqua e nella pioggia che cade sul cemento e non sa più dove scorrere senza far danni. Ma il balletto di colpe rinfacciate sul dissesto idrogeologico viene interrotto sul nascere. Dopo l'incontro con il sottosegretario Delrio, il governatore ligure Claudio Burlando, tra i più lesti ad accendere la polemica con il premier, raffredda subito i toni.

Restano nell'aria le minacce incrociate, le velate accuse al governo di aver sforbiciato anche le risorse per le politiche del territorio nella legge di Stabilità che le Regioni hanno subito non certo di buon grado, mentre il premier a Sydney lascia ai suoi il compito di ricucire. E il giorno dopo non affonda il colpo sulla rottamazione, non insiste nel puntare il dito sulle responsabilità di regioni ed enti locali dopo la levata di scudi della pattuglia di amministratori di centrosinistra, dai dem Burlando, Errani, Chiamparino e Rossi, fino a Vendola, Doria e Pisapia.

E la pace bagnata è stata certificata dal rientro negli argini, se non dei fiumi, almeno delle polemiche. Con Burlando che dopo il vertice con Delrio plaude all'«ultima risposta» targata Renzi arrivata dall'Australia domenica sera: «Ora mettiamo a posto i danni». E il sottosegretario alla presidenza del consiglio che snocciola rassicurazioni sugli emendamenti per lasciar fuori gli interventi sulla sicurezza dai vincoli di stabilità.

Eppure la storia del dissesto idrogeologico del Belpaese è scritta davvero nelle politiche del territorio «da rottamare», perché qualcosa non funziona se certe zone vengono colpite con sinistra regolarità da alluvioni e allagamenti. Forse chi governa quei territori qualche risposta la dovrebbe ai propri elettori, spesso fedelissimi. Perché per un Chiamparino che alza le mani («Guido il Piemonte da quattro mesi»), in qualcun altro il risentimento per l'affondo di Renzi sembra direttamente proporzionale al tempo trascorso sulla poltrona di comando. Se nella Toscana di Rossi si guida a sinistra da decenni, non sono pochi i quindici anni di Vasco Errani in Emilia (interrotti a luglio con le dimissioni dopo la condanna per falso), o i nove di Burlando. Di rottamare i potenti governatori e il loro bagaglio di voti democratici, però, non ne parla nemmeno Renzi, che a luglio è corso a dare solidarietà a Errani, con nota ufficiale del Pd a chiedergli di non dimettersi. Meglio smorzare i toni. Rivendicare l'unità di missione contro il dissesto idrogeologico. Annunciare di voler «mettere a posto i danni» al territorio. E lasciare al proprio posto chi quel territorio danneggiato lo governa da anni.

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