La May a Londra a mani vuote E Junker: "Da lei solo fumo"

Flop a Bruxelles, scontro con il capo della commissione Sulla bozza la premier non ha i numeri a Westminster

La May a Londra a mani vuote E Junker: "Da lei solo fumo"

Londra Nebulose e imprecise. Jean-Claude Junker aveva definito così, giovedì sera, le richieste che Theresa May aveva avanzato ai leader europei durante il primo giorno del Consiglio Europeo. Ci devono dire cosa vogliono e vorrei dei chiarimenti, ha proseguito il presidente della Commissione. Cui la premier inglese nella mattinata di ieri ha chiesto spiegazioni: volto irritato, occhi fissi su Junker che negava, uno scambio raccolto dalle telecamere e finito su Twitter.

Cosa hai detto?, sembrava gli stesse chiedendo May. Che ha dovuto raccogliere dai capi di stato europei la seconda umiliazione dopo quella incassata a settembre a Salisburgo. Anche stavolta, come allora, inaspettata: prima una dichiarazione concordata tra sherpa governativi che forniva quelle aperture politiche di cui la premier inglese ha disperato bisogno. Poi, durante la cena di giovedì, senza Londra al tavolo, il ripensamento dei leader dei 27 Paesi e la successiva dichiarazione di Junker. Uno scambio «vigoroso» quello col presidente della Commissione, ha ammesso ieri la premier inglese poco prima di ripartire per Londra, ribadendo di aver espresso in modo chiaro ai colleghi di cosa ha bisogno per convincere il parlamento inglese ad approvare la bozza di accordo. Westminster è diviso sulla clausola di backstop per escludere il ritorno a un confine fisico in Irlanda, non ne accetta l'indeterminatezza temporale e il fatto che il Regno non possa ritirarsi unilateralmente. Ma le aperture politiche che May cercava nel suo viaggio a Bruxelles non sono state concesse. C'è una sola bozza sul tavolo, ha ricordato Macron. Che insieme ad altri premier del Nord Europa è contrario ad aperture che porterebbero poi a ulteriori richieste da parte dei parlamentari inglesi anti europeisti. Posizione condivisa da Angela Merkel che ha dichiarato che «è importante che non ci siano rinegoziazioni dell'accordo».

Stando così le cose, la situazione di Theresa May non cambia: non ha la maggioranza parlamentare per far passare la bozza. E le opzioni secondo referendum e hard Brexit divengono ogni giorno più probabili. Il governo inglese sarebbe diviso in due fazioni pronte a darsi battaglia: una fazione capeggiata dal Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, che spinge per ritornare alle urne con un secondo referendum e affidarsi alle gente per superare l'impasse parlamentare. L'altra, di segno opposto, che propende per un'uscita senza accordo, la più controllata possibile, un ossimoro politico. Entrambe si portano dietro grande incertezza, in un contesto economico già deteriorato: secondo un'analisi della Royal Institution of Chartered Surveyors, ripresa dalla Reuters, il valore delle case inglesi ha raggiunto il punto più basso degli ultimi sei anni, con la flessione più accentuata che ha colpito Londra e il Sud-Est del paese, quello a maggiore vocazione internazionale.

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