"Sono fiducioso che dal tavolo di domani si possa trovare una sintesi". Ne è sicuro Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera che guarda con ottimismo all'appuntamento che riunirà governatori, vice governatori, sindaci dei capoluoghi e presidenti dei Consigli regionali. "È un tavolo di amministratori locali per recepire le istanze dei territori. Chi aveva sollevato il problema dell'ascolto dei territori ha accettato di farne parte e questo è un segnale positivo".
Che momento sta vivendo la Lega?
"Al netto delle questioni giornalistiche su nomi e statuto, dopo l'uscita di Roberto Vannacci e il calo di consenso è necessario aprire un dibattito interno su come ripartire. Agli elettori interessa capire dove la Lega vuole andare e quali battaglie vuole portare avanti. È importante rivendicare il fatto di essere un partito territoriale, non di estrema destra, distante anni luce dalle posizioni di Vannacci, che si è servito del nostro partito per costruire il suo. Dobbiamo raccontare meglio le tante cose che la Lega sta facendo, che spesso non passano o vengono attribuite a Giorgia Meloni e a Fratelli d'Italia".
Gli striscioni contro Matteo Salvini apparsi in Veneto come li interpreta?
"Intanto bisognerebbe capire se arrivano davvero da militanti leghisti, perché non ne sono così convinto. Se fosse così, testimonierebbero un disagio che va affrontato tornando a fare le nostre battaglie. La leadership di Salvini non mi pare in discussione: c'è stato un congresso appena un anno fa".
Le primarie per Milano sono un modo per rafforzare Salvini?
"No, sono un modo per dare una scossa al centrodestra. La Lega vuole dimostrare di esserci e dire la sua partendo dal basso".
Salvini punta ancora al Viminale?
"Non è che punta: è il partito che glielo ha chiesto. Matteo Piantedosi ha fatto un grande lavoro, ma un politico che ha già dimostrato di saper guidare il ministero avrebbe probabilmente una maggiore capacità di comunicare i risultati ottenuti sul tema della sicurezza. Quello che ci dispiace è che, parlando con i cittadini, molto spesso ci accorgiamo che tante delle cose fatte non sono conosciute. E questo è un problema non solo per la Lega ma per tutto il centrodestra e per Giorgia Meloni".
Tra i parlamentari c'è preoccupazione per questo momento delicato?
"È un momento complicato e i sondaggi non ci sorridono. Pensiamo però che chi è uscito probabilmente non abbia mai avuto ben chiaro cosa sia la Lega e quali siano le sue posizioni. Chi è rimasto vuole un rilancio dell'azione del partito e che la Lega faccia maggiormente sentire la propria voce. Forse dovremmo essere meno timidi nei confronti di Giorgia Meloni quando ci sono questioni che ci stanno particolarmente a cuore: dobbiamo avere la libertà di portarle avanti senza che questo venga vissuto come un tradimento".
Quali battaglie?
"I temi del Nord si difendono con le proposte, non con gli slogan.
Stiamo lavorando alle Zone economiche speciali anche per il Nord e al ritorno delle Province elettive, una richiesta forte dei nostri amministratori. Sono battaglie che dovremmo portare avanti con maggiore forza, indipendentemente dal fatto che piacciano o meno agli alleati".