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Migranti, strappo dell'Italia: "Pronti a chiudere i porti"

Passo formale del governo con l'Ue. Sos di Mattarella: non ce la facciamo più. Ma da Bruxelles solo elemosina

Migranti, strappo dell'Italia: "Pronti a chiudere i porti"

Dodicimila migranti, sbarcati nelle ultime 48 ore, da assistere e sistemare in qualche modo, subito. Ora. Ventidue navi straniere, attraccate ai nostri porti, che hanno appena scaricato la loro coscienza e un carico di disperati sulle spalle dell'Italia. Il ministro dell'Interno Marco Minniti che interrompe una visita in America per tornare ad organizzare i soccorsi. Sergio Mattarella che dal Canada lancia un sos: «Se gli sbarchi non si fermano, la gestione del fenomeno diventa ingovernabile, insostenibile». Paolo Gentiloni che alza la voce: «I Paesi europei devono smettere di girare la faccia da un'altra parte». Palazzo Chigi che, attraverso l'ambasciatore presso la Ue, fa un passo formale minacciando di chiudere i porti alle Ong non italiane perché la questione sta avendo «un impatto sulla vita socio-politica del Paese». Il Mediterraneo esplode e l'Europa che fa? Ci offre spiccioli: «Siamo pronti ad aumentare sostanzialmente il sostegno finanziario», dice il commissario all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos, ma, aggiunge, resta «l'obbligo di salvare vite». Quanto a cambiare le regole sugli sbarchi, «bisogna prima discuterne: il tema può essere affrontato al prossimo vertice dei ministri degli Interni a Tallin». Però l'emergenza è adesso, non tra un paio di settimane. La risposta molto deludente di Bruxelles, il linguaggio burocratico di fronte a un dramma epocale e i tempi che si allungano ancora irritano il governo italiano, che sta pensando a una decisione unilaterale. Le operazioni di salvataggio organizzate e finanziate dalla Ue non sono in discussione, ma Roma si è stancata di vedere come tutte, proprio tutte le navi delle organizzazioni non governative scarichino in Italia i migranti. «É una situazione insostenibile», raccontano fonti diplomatiche, secondo le quali Palazzo Chigi sta valutando di chiudere i porti senza aspettare il via libera dell'Unione. L'obiettivo del governo è che anche Spagna, Francia, Malta, ma pure Olanda e Irlanda, dopo aver recuperato i migranti, facciano la loro parte e li accompagnino sul loro territorio invece che sulle nostre coste meridionali. Le opposizioni chiedono u dibattito in Parlamento ma Forza Italia si compiace dei «segni di ravvedimento» del governo.

Strappo in vista con un'Europa assente? Gentiloni sembra determinato. «Siamo in queste ore alle prese con la difficile gestione dei flussi migratori. Una nazione intera si sta mobilitando, si sta impegnando per governare i flussi e per contrastare i trafficanti. Non per soffiare sul fuoco ma devo chiedere ad alcuni Paesi europei di smetterla di girarsi dall'altra parte. Non è più sostenibile». Per Mattarella «l'accoglienza resta prioritaria». Tuttavia, spiega il presidente, «uno Paese da solo, anche uno grande e aperto come il nostro, non può farcela. Serve collaborazione internazionale, ma alcuni in Europa restano insensibili». Parole dure.

Infatti la Commissione accoglie solo in parte le nostre richieste. Mentre il Consiglio europeo dà il via a un piano di 3,3 miliardi di euro e Avramopoulos si dichiara «concorde con l'Italia», l'Unione frena sul cambio delle regole. «Qualsiasi cambiamento sull'accesso ai porti sia prima discusso e comunicato in modo appropriato per da dare alle Ong l'opportunità di prepararsi».

Intanto c'è un' esercito di dodicimila persone da soccorrere. All'esame di Minniti ci sono due ipotesi: delle mini tendopoli (due per provincia per «non creare ghetti») e il ricorso alle caserme. Si vaglierà anche «la potenzialità di accoglienza» degli edifici pubblici in disuso, scuole, capannoni, magazzini. Fino al prossimo sbarco.

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