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Milano, un ragazzo di 19 anni fermato per l'omicidio dell'interprete

Preso un giovane nato a Treviglio da genitori marocchini, voleva fuggire: "Avevo bisogno di soldi"

Milano, un ragazzo di 19 anni fermato per l'omicidio dell'interprete
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Lo hanno bloccato lunedì sera, poco dopo le 21.30, alla stazione di Melzo. Zaino in spalla, pieno di effetti personali, in attesa del treno che doveva portarlo lontano. Si chiama Kadir Jawhar, 19 anni appena compiuti, nato a Treviglio (Bg) il 18 febbraio 2007 da genitori marocchini, di fatto senza fissa dimora nonostante la residenza anagrafica a Rivolta d'Adda. Per i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Duomo e della Omicidi del Nucleo investigativo del Comando provinciale, coordinati dal pm Carlo Scalas, è lui l'autore dell'omicidio di Roberto Pietro Guerrino, il traduttore simultaneo 60enne massacrato nel suo appartamento di via Oxilia 11, nel quartiere NoLo, la sera del 12 giugno.

Kadir è stato fermato mentre tentava l'ennesima fuga. Pochi giorni prima era già sceso in Sicilia, a Patti, dove era stato identificato con vistose mèches rosse tra i capelli. Tornato a Melzo, stava organizzando la partenza definitiva: nelle intercettazioni chiedeva a un amico una borsa con vestiti lavati e soldi, pronto a sparire. Lunedì sera è stato sorpreso insieme alla compagna, una coetanea residente proprio a Melzo, in procinto di partire per alcuni giorni in provincia di Bergamo. Il fermo è scattato in flagranza di pericolo di fuga.

Nell'ordine di convalida del fermo, il pm Scalas ricostruisce con dovizia di particolari un quadro indiziario pesantissimo. Kadir avrebbe agito per rapina dopo un incontro sessuale a pagamento concordato sul sito "Bakeka Incontri". Entrato nell'appartamento poco prima delle 19.30 insieme a un amico 17enne (rimasto presumibilmente fuori dal portone), avrebbe prima avuto un rapporto con la vittima, poi avrebbe aggredito Guerrino brutalmente.

Prima a pugni, quindi con una statuetta di Buddha in metallo, colpendolo ripetutamente al volto mentre la vittima era già a terra. Il 60enne è stato trovato il giorno dopo, seminudo, con indumenti femminili e parrucca, nel soggiorno del suo appartamento chiuso a chiave. I rilievi del Ris di Parma hanno trovato l'impronta palmare di Kadir, con 31 minuzie, su un mobile del salotto intriso di sangue.

Le telecamere di zona hanno fatto il resto. I due ragazzi, uno con pantaloncini rossi e canottiera nera (Kadir), l'altro con maglia del Real Madrid e cappellino nero (il minore), sono ripresi mentre arrivano in via Oxilia, entrano e alle 20.30 escono con un borsone nero. Poco dopo alla fermata "Porta Venezia" del metrò mostrano apertamente il notebook, il tablet e le cuffie rubati alla vittima. Il wi-fi di casa si era spento alle 20.30 esatte.

Durante la perquisizione a casa della fidanzata è stato sequestrato l'iPad Air di Guerrino, donato a lei la sera stessa del delitto e i pantaloncini rossi ancora bagnati. Kadir ha confessato in udienza di convalida: "Volevo fare qualche soldo, poi durante l'approccio mi sono irrigidito e ho reagito". Ha ammesso di aver colpito con la statuetta dopo i pugni.

Il pm ha chiesto e ottenuto la custodia cautelare in carcere a San Vittore.

Per il 19enne, già noto per rapine, maltrattamenti e lesioni, il giudice ha riconosciuto gravi indizi di colpevolezza e concrete esigenze cautelari: pericolo di fuga e di reiterazione di reati violenti. Il minorenne resta indagato a piede libero dalla Procura dei Minori.

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