Mauro Moretti si trova in carcere è già lo sapevamo, la notizia era attesa da quando la Cassazione ha reso definitiva la condanna a cinque anni per la strage ferroviaria di Viareggio. Non sapevamo, invece, che l'ex amministratore di Ferrovie si era già costituito a Orvieto giovedì sera e che aveva anticipato: "Sono pronto, anche se ho 72 anni e senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta. Non posso fare altrimenti, accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo Stato".
Ricordiamo che il disastro del 29 giugno 2009 costò la vita a 32 persone bruciate vive dopo il deragliamento di un treno carico di Gpl. Dolore a parte (a parte si fa per dire) la sentenza ripropone il tema della "responsabilità oggettiva" che nel diritto penale dovrebbe accertare solo responsabilità personali e non trovare colpevoli proporzionati alla tragedia. In teoria non esiste neppure, la responsabilità oggettiva, la Costituzione è chiara, ma nei grandi processi industriali è noto che è stata cacciata dalla porta ma rientra spesso dalla finestra con denominazioni diverse: posizione di garanzia, colpa omissiva, dovere di vigilanza, colpa di organizzazione, gestione del rischio, comportamento alternativo lecito. Spiegato semplice: se un bambino rompe un vetro, il padre potrebbe risarcire civilmente il danno, ma nel penale non dovrebbe funzionare così, il padre non dovrebbe essere punito solo perché è il padre; deve emergere una colpa, una presenza, l'aver lasciato fare. La responsabilità oggettiva è questo: non ti punisco perché hai sbagliato tu, ma perché qualcosa è accaduto dentro un perimetro che porta il tuo nome.
Nel caso Moretti è andata così. Gli viene rimproverato di non aver impedito il disastro perché, al vertice del gruppo, avrebbe avuto poteri sufficienti per accorgersi che poteva scatenarsi l'incidente, avrebbe dovuto pretendere più documenti e controlli. Detta così sembra inattaccabile, ma il diritto penale è il luogo in cui si decide se una persona debba andare in carcere, da qui la domanda: sin dove arriva il dovere di un capo, di un vertice? Quando un amministratore, ossia, risponde davvero di ciò che poteva governare e quando, invece, diventa il parafulmine di una macchina enorme?
C'è stato il noto caso ThyssenKrupp: dopo il rogo a Torino (2007) il carcere ci fu davvero e vari manager finirono dentro, mentre l'ex ad tedesco, Harald Espenhahn, tempo dopo cominciò a scontare la pena in Germania con una sensibile riduzione, perché da quelle parti l'omicidio colposo (così lo chiamano semplicemente) prevede pene più basse. Nel processo Eternit, invece, tutto finì con la prescrizione del disastro doloso contestato a Stephan Schmidheiny: tragedia immensa, migliaia di morti da amianto, ma nessun carcere proporzionato alla forza iniziale dell'accusa. Con il caso del terremoto dell'Aquila il sistema fece un passo indietro: dapprima condanna choc agli scienziati della Commissione Grandi Rischi, poi l'appello che li assolse quasi tutti, con solo due anni a Bernardo De Bernardinis. Non si può punire chi non prevede l'imprevedibile: passò questo principio. Il caso Ilva è stato un altro laboratorio: condanne pesantissime in primo grado ma poi la sentenza fu annullata e il processo trasferito a Potenza; alcune posizioni prescritte, altre rimaste aperte.
E all'estero? Distinguono di più. In Gran Bretagna si colpisce soprattutto l'organizzazione con multe e ordini correttivi: il singolo manager può rispondere, ma non basta essere in una posizione apicale. In Germania e in Francia esistono doveri di sicurezza per i dirigenti, insomma, non è che all'estero dormano tranquilli: però, in Italia, quando la tragedia è enorme, la magistratura tende a cercare il punto più alto della piramide e a incolparlo.
Mauro Moretti ha detto di essere innocente e i familiari delle vittime pensano l'opposto, non è una situazione nuova. Il problema resta: se la condanna dice che un manager è penalmente responsabile (anche quando le regole rispettate non bastano) il precedente non riguarderebbe solo Ferrovie, ma in teoria ogni grande azienda: chi decide investimenti, sicurezza, deleghe, manutenzione e controlli.
Il problema riguarda la possibilità che, dopo ogni disastro, il diritto cerchi un vertice e dica: eri il padre, devi pagare tu. Lo Stato, quello che Moretti ha detto di rispettare, punisce le colpe, ma talvolta incarna le tragedie.