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La morte di Federica. "L'ha fatta a pezzi e provato a bruciarla. Poi voleva fuggire"

Le mosse del marito ricostruite nel decreto di fermo. La Procura: "Un delitto efferato"

La morte di Federica. "L'ha fatta a pezzi e provato a bruciarla. Poi voleva fuggire"
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Colpita tre volte al collo, al volto e a un orecchio. Quando ormai Federica Torzullo, esanime, crolla a terra il marito, Claudio Carlomagno, le dà fuoco cercando di farla a pezzi. Infine, per impedirne il riconoscimento, scava una buca e la sotterra a pochi metri dalla sua ditta.

Il pm Gianluca Pignotti nel firmare il decreto di fermo non usa mezzi termini per descrivere l'accanimento del 45enne sulla moglie, uccisa a sangue freddo all'interno della loro abitazione di Anguillara tra le 23 dell'8 gennaio e le 7,30 del giorno dopo. Sangue latente, ripulito grossolanamente, viene trovato alla base della scala che porta al primo piano della villetta, in una cabina armadio, all'ingresso, nel bagagliaio della Kia di Carlomagno, sul bobcat aziendale con cui ha scavato la fossa, sugli abiti di lavoro. Abiti trovati dai carabinieri all'interno di un'asciugatrice, segno evidente che erano stati lavati sperando di cancellare ogni traccia. Nelle quattro pagine del decreto di fermo, in cui si sottolinea il pericolo di fuga considerando il rinvenimento del cadavere, il sequestro di casa e attività, i rapporti conflittuali con la propria famiglia e l'assenza di amici, il magistrato ricostruisce l'omicidio grazie alle informative dei carabinieri e all'esame medico legale. Federica rincasa giovedì 8 alle 19,25, l'uomo alle 19,41 per uscire subito dopo e rientrare alle 21,05. Alle 21,10 Carlomagno porta il figlio ai suoceri. Adesso è solo con la moglie che da quella casa al 9 di via Costantino non uscirà più viva. Alle 23 Federica e Claudio si vedono per l'ultima volta. Dalle ore 7,01 alle 7,16 del venerdì i cellulari di entrambi agganciano la cella dell'Hotel Massimino, quella più vicina alla loro abitazione. Carlomagno esce alle 7,35, alle 7,40 è già al deposito dell'impresa ereditata dal padre. Ci resta fino alle 8,45, come mostrano le telecamere di sorveglianza. Un'ora basta per seppellire il corpo senza essere visto. Prima, però, vuole far credere che Federica sia ancora viva. Tra le 7,55 e le 8,05 chatta con la madre di lei, la suocera, fingendosi la figlia. In realtà, sempre secondo l'accusa, è Carlomagno a usare il suo cellulare prima di spegnerlo e farlo sparire. Lo fa da remoto, visto che in quell'arco di tempo si trova in ditta, in via Comunale San Francesco. "L'indagato è privo di legami con il territorio - si legge sul decreto di fermo -. La sfera di via dell'indagato era caratterizzata dall'assenza di forti legami relazionali". Pessimi rapporti con i suoi, Carlomagno aveva solo la famiglia di Federica e il figlio. Ma il ragazzino viene portato in un luogo sicuro il 15 gennaio, motivo in più che potrebbe spingere Carlomagno alla latitanza. Niente, ormai lo lega ad Anguillara, anzi il clamore mediatico gli sbarra ogni possibilità. Il pm sottolinea che nemmeno dopo l'appello della Procura rivolto all'assassino, Carlomagno si reca in caserma. Anzi. "Ha agito numerose condotte - scrive il pm - volte a nascondere le tracce del delitto".

Interrogato ieri in carcere, Carlomagno si è avvalso della facoltà di non rispondere. "Un fatto tecnico - spiega il suo difensore, l'avvocato Andrea Miroli -: le carte ci sono state notificate la mattina stessa e non c'è stato il tempo di analizzarle".

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