Un gioco finito male. E lo spettro dell'ennesima social challenge. Si consuma alla fine di un sabato sera normale, l'ennesima tragedia in strada. Pio Domenico Fazzolari, 23 anni a luglio, sta rientrando a casa col suo migliore amico a Roccafranca, nel Bresciano, dopo una serata trascorsa insieme. Prima di salutarsi scherzano e giocano: Pio Domenico sale sul cofano della vettura guidata dall'amico. Si aggrappa al tettuccio. "Dai, parti". Il motore si avvia. Venti metri al massimo, lungo la strada residenziale deserta a pochi metri da casa. "Ho accelerato un po', poi ho frenato", racconterà poco dopo il giovane in lacrime. È in quel momento che accade l'irreversibile. Pio Domenico perde l'equilibrio e la presa al cofano dell'auto. Cade rovinosamente a terra. "È stato un attimo. Non si alzava. Era immobile", riferiranno gli amici, testimoni oculari. Il 22enne muore sul colpo per il trauma cranico riportato sull'asfalto, mentre il migliore amico disperato continua a darsi la colpa: "Ho accelerato, non avrei dovuto. Volevamo solo giocare".
Tutti risultano negativi all'alcol test e ai tossicologici, ma gli inquirenti vogliono capire se all'origine del gioco folle ci siano anche quelle social challenge che negli ultimi mesi stanno mietendo vittime anche in Italia. D'altronde qui in tanti ricordano ancora quando lo scorso anno alcuni ragazzi si misero a fare train surfing su un treno in movimento - una delle ultimissime mode social - o quando due amici irlandesi in vacanza sul Garda iniziarono a saltare dal marciapiede alla carreggiata cercando di evitare i veicoli in transito sulla Gardesana, arteria molto trafficata soprattutto nei mesi estivi. Uno di loro venne travolto da un'auto di passaggio finendo sul parabrezza. Il giovane rimase ferito è solo per un caso non si registrò il morto. Ecco perché gli investigatori non escludono alcuna ipotesi.
Il 23enne alla guida sabato sera - migliore amico e collega della vittima - è ora indagato per omicidio stradale, ma verosimilmente l'accusa sarà derubricata in omicidio colposo. "Siamo una piccola comunità, ci stringiamo in un abbraccio collettivo a tutta la famiglia", ha commentato il sindaco di Roccafranca, Marco Franzelli, che è accorso sul posto quando stavano ancora cercando di rianimare Pio Domenico. Il ragazzo viene descritto da tutti come altruista, estroverso, empatico, molto schietto.
Cercava sempre di far ridere gli altri e di farli sentire a proprio agio. Programmatore informatico, amava il modellismo e la musica, tanto che era membro della banda del paese. Sognava di viaggiare, di visitare il Giappone e l'Asia.