La tregua in guerra non è mai una parola neutra: evoca il silenzio, ma porta con sé il peso di ciò che ancora può accadere, mentre il freddo polare morde famelico a Kiev e fa persino saltare le tubature. Mosca annuncia di sospendere gli attacchi sull'Ucraina fino a domani sera, su richiesta diretta di Trump, per "creare condizioni favorevoli ai negoziati". Il Cremlino lo presenta come un gesto di responsabilità, una pausa chirurgica, già in vigore da giorni e destinata a facilitare la ripresa dei colloqui di domenica ad Abu Dhabi, forse senza gli Usa. Peskov lo chiarisce: "Non è un cessate il fuoco generale, ma una tregua selettiva, calibrata", come sostiene il New York Times, messa a punto durante il summit negli Emirati. Da Berlino arriva un'accoglienza prudente. "Dobbiamo aspettare e vedere se la Russia rispetterà davvero l'impegno preso", avverte il cancelliere Merz. In gioco, sottolinea, ci sono le infrastrutture civili. Ed è proprio su questo terreno che la realtà smentisce, o quantomeno incrina, la narrazione diplomatica.
Perché mentre la tregua viene annunciata, la guerra continua. Nelle ultime ore la Russia ha lanciato un missile balistico Iskander e 111 droni contro Kharkiv, Kherson, Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk. I nomi si ripetono come un bollettino di abitudini consolidate. Un autobus è stato colpito a Kherson, morto il conducente. Kharkiv conta una vittima, ma anche evacuazioni in corso in 7 villaggi dell'oblast.
A Kiev molti palazzi restano senza riscaldamento, con Troyeschyna come epicentro dell'emergenza. La guerra uccide anche senza colpire: basta spegnere il calore, la luce, la normalità. Zelensky denuncia un cambio di strategia russa: "Colpiscono meno infrastrutture energetiche, più logistica civile. Noi stiamo rispettando la tregua". Il leader di Kiev parla di un imminente "rafforzamento della difesa aerea contro i droni". Mosca replica con la sua narrazione speculare: dice di aver abbattuto 18 droni ucraini, accusa Kiev di sabotare le iniziative di pace con attacchi a obiettivi civili e parla di terrorismo. Intanto il Cremlino rivendica avanzamenti a Zaporizhzhia e Donetsk, non confermati dalle mappe di Deep State.
Sul piano strategico la tensione si allarga. Mosca accusa la Nato di militarizzare l'Artico e, dopo l'intercettazione di una petroliera della flotta ombra, minaccia di difendere le proprie navi con "tutti i mezzi disponibili" (altre 8 petroliere individuate nella Manica), mentre la Duma evoca "armi di punizione". La Polonia reagisce investendo in sistemi anti-droni, mentre l'Ue valuta un fondo di crisi da 430 miliardi. Torna anche l'allarme nucleare, con l'Aiea convocata d'urgenza sugli attacchi russi a Enerhodar.
La diplomazia resta fragile, contraddittoria, quasi teatrale. "I negoziati tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi potrebbero dare i loro frutti anche senza di noi", ha affermato Trump, che vede la soluzione all'orizzonte "anche se Putin e Zelensky si odiano". "Se l'Ucraina diventa membro Ue ci sarà la guerra in Europa. Deve rimanere zona cuscinetto tra l'Occidente e la Russia", tuona Orbàn. Zelensky invece chiude a ogni incontro a Mosca e sfida Putin a Kiev, dice sì ai compromessi ma no a cessioni territoriali, indicando nel congelamento del fronte la soluzione "meno problematica".
Gli scambi di prigionieri sono fermi, i negoziati rischiano di slittare, anche per le tensioni tra Usa e Iran. Sullo sfondo, la stoccata del negoziatore Dmitriev, che invita Ucraina ed Europa a sostenere il piano di pace di Trump, replicando alle accuse di Zelensky all'Europa per il mancato finanziamento di missili antiaerei.