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Mossa Bruxelles: Ucraina (quasi) nell'Unione. Berlino: "Siamo pronti alla leadership Nato"

Kiev possibile "membro associato", sì all'aumento della spesa militare e il pressing sullo Zar. La svolta tedesca

Mossa Bruxelles: Ucraina (quasi) nell'Unione. Berlino: "Siamo pronti alla leadership Nato"
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Tra un blitz, una replica e una minaccia, il conflitto in Ucraina sul campo rimane in una fase di drammatico stallo. Anzi, al momento sembra addirittura sorridere a Kiev che ha rialzato la testa, mentre Mosca, al netto di reazioni scomposte all'ultimo attacco ucraino che probabilmente arriveranno, paga le difficoltà interne e il protrarsi di una guerra molto più lunga delle aspettative. E allora, dopo 4 lunghissimi anni, tocca alla politica muoversi per chiudere il conflitto e trovare soluzioni credibili. Pur nelle difficoltà.

Non è facile mettere insieme le ragioni di chi il conflitto l'ha subito, ha resistito, contrattaccato e non vede l'ora di farla finita, ma anche della potenza azzoppata che la guerra l'ha voluta ma non l'ha conclusa e ora non ha nessun intenzione di perdere la faccia, anche a livello internazionale. Ma qualcosa, lentamente, si muove con l'Europa che prova finalmente ad essere protagonista dopo troppo tempo in cui alle parole non sono seguiti i fatti. Prima l'ipotesi che a mediare con Mosca per Bruxelles possa essere uno tra Angela Merkel e Mario Draghi, non gli ultimi arrivati. Poi la proposta lanciata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz secondo cui prima che l'Ucraina diventi a tutti gli effetti membro dell'Unione europea, processo comunque articolato e complesso, ci possa essere una sorta di adesione de facto con lo status di "membro associato". "È evidente che non saremo in grado di completare il processo di adesione in tempi brevi, tuttavia, in vista del processo di pace, non abbiamo tempo per ulteriori ritardi. È giunto il momento di procedere con coraggio nell'integrazione europea dell'Ucraina attraverso soluzioni innovative come passi immediati in avanti", spiega Merz in una lettera inviata ai vertici Ue. E di soluzione innovativa si tratta perché mai si è utilizzata in passato. Il modello potrebbe funzionare e rappresentare una sorta di svolta dato che non richiederebbe alcuna modifica dei trattati Ue e nemmeno la firma di un trattato di adesione ad hoc da parte di Kiev. Ma prevederebbe, come sottolinea lo stesso Merz, "un forte accordo politico". Quello che fino a questo momento o è mancato o c'è stato solo in parte. Per Kiev, l'accordo significherebbe una maggiore garanzia di difesa grazie alla clausola di mutua difesa, la partecipazione ufficiale alle riunioni, pur sena diritto di voto, e membri associati in Commissione e al parlamento europeo. Stante la situazione attuale, non poco. "Sono convinto che troveremo una strada comune", auspica Merz, facendo implicitamente intendere che per l'Europa è il momento del "se non ora mi più".

Anche perché un'opzione del genere con un mediatore di peso in un contesto come quello di oggi dove non esiste più lo spauracchio Orbán a mettere i bastoni tra le ruote dei provvedimenti, su tutti il prestito da 90 miliardi, potrebbe fare la differenza. Mentre parallelamente da Mosca arriva un'apertura, seppur come sempre timida, all'ipotesi di mediazione e il commissario europeo Dombrovskis fa sapere che "non è il momento di revocare le sanzioni contro la Russia" e la Nato conferma che la quota europea di spesa per la difesa continua a crescere. E, ancora la Germania, con il ministro degli Esteri Wadephul, afferma che "si assume le proprie responsabilità di leadership nella Nato", stante il disimpegno americano in Europa.

Nessuno vuole la guerra. Né Kiev, ovviamente, né Mosca oramai, e tanto meno l'Europa. Pur con la variabile impazzita Donald, nel bene e nel male, che resta sul tavolo, a questo punto, bisogna unire i puntini. E tutti portano a una speranza.

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