Nasce in Parlamento un fronte trasversale. "Adesso la Costituente"

Da Occhiuto a Marcucci, adesioni bipartisan al disegno di legge della Fondazione Einaudi

Nasce in Parlamento un fronte trasversale. "Adesso la Costituente"

Un'assemblea costituente per ridisegnare la nostra carta e perseguire al meglio «l'introvabile governabilità», per dirla con Paolo Armaroli. C'è una domanda che un numero crescente di parlamentari inizia a porsi. Cosa accadrà quando il «Draghi Express» finirà la sua corsa, il clima di unità nazionale verrà meno, il premier tornerà a sedersi in panchina e si dovrà governare senza i super poteri affidati a questo esecutivo?

La riflessione è in corso da tempo, ma non si tratta solo di un esercizio teorico perché alcune proposte concrete iniziano a prendere forma. Domani la Fondazione Luigi Einaudi presenterà ai partiti un disegno di legge costituzionale per l'istituzione di un'assemblea per la riforma della Costituzione. Il presupposto è che in questo scorcio di legislatura non sembra più possibile realizzare riforme organiche. Da qui la proposta di un'Assemblea da eleggere insieme al prossimo Parlamento. Le adesioni non mancano. Hanno già garantito la presenza Andrea Marcucci senatore del Pd; Marco di Maio vicepresidente di Italia Viva alla Camera; Dimitri Coin vicepresidente del gruppo della Lega alla Camera; Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia alla Camera; per FdI il senatore Giovan Battista Fazzolari e Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato. Nei corridoi di Montecitorio, peraltro, già si ragiona sulla costituzione di un Intergruppo Parlamentare per stabilire tempi e modi dell'operazione.

Il primo nodo da sciogliere è se far partire l'operazione subito oppure se proiettare il progetto sulla prossima legislatura. La prima ipotesi consentirebbe di consegnare a chi governerà (nella migliore delle ipotesi) dal 2023 al 2028 una Carta già emendata. Quindi strumenti operativi efficaci per affrontare il dopo-Draghi e per utilizzare al meglio la leva del Pnrr. La seconda ipotesi, invece, permetterebbe di sviluppare il lavoro in maniera più ragionata e in un arco di tempo più lungo, ma i frutti verrebbero colti da chi vincerà le successive elezioni, quelle del 2028. Una distanza temporale che in politica somiglia davvero a un'era geologica.

Naturalmente bisognerà verificare se ci sono le condizioni per individuare un fronte politico trasversale che si faccia carico delle riforme e voglia davvero rinnovare strumenti istituzionali a volte arrugginiti oppure modificati in maniera affrettate e disomogenea. Come è stato detto dal politologo Giovanni Orsina «le riforme rimangono al palo perché manca il tempo per portarle a compimento e perché nessuno ha la forza per imporle. Il sistema deve essere riformato per la sua debolezza, ma è troppo debole per riformarsi». Senza ripercorrere i vari esperimenti delle Bicamerali, sono ancora nella memoria di tutti i tentativi di riforma costituzionale finiti nel nulla e caduti sotto i colpi incrociati delle convenienze politiche e dei referendum popolari. L'idea quindi è ripartire con un progetto ambizioso e condiviso che consenta di tagliare i tanti nodi gordiani e risolvere i conflitti tra poteri dello Stato e tra governo centrale e Regioni.

Il primo autorevole invito a mettere mano alla Carta era arrivato due mesi fa con la proposta di Marcello Pera di una commissione ad hoc eletta dal popolo con 75 membri non parlamentari con cui dar vita a un sistema più efficiente e snello. Un'idea subito appoggiata da Anna Maria Bernini e dal vicepresidente della Camera Simone Baldelli. Ora si riparte con un movimento trasversale deciso a capitalizzare il clima di unità nazionale e a puntellare le fondamenta del nostro edificio istituzionale, a 75 anni dall'assemblea costituente.

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