Nessuno ferma più le Ong. Superati i 50mila sbarchi

Con una flotta di 18 navi e 2 aerei, ormai agiscono senza freni. Sono di 5 Paesi, ma portano tutti in Italia

Nessuno ferma più le Ong. Superati i 50mila sbarchi

Da venerdì abbiamo superato i 50mila sbarchi di migranti, che in gran parte non scappano da Paesi in guerra. E la flotta delle Ong si sta allargando con ammiraglie, come Open Arms uno, che può imbarcare fino a mille persone. L'ultimo dato del Viminale aggiornato a ieri mattina è di 50.760 arrivi. Lo stesso periodo dello scorso anno erano 35.480 e nel 2021 quasi tre volte di meno. Le stime della Guardia costiera indicano che entro la fine dell'anno arriveranno almeno in 77mila.

Solo da domenica sono giunti sulle nostre coste in mille. Ieri si è concluso lo sbarco di 600 migranti ad Augusta. Il sindaco Giuseppe Di Mare ha dichiarato: «L'Europa non può voltare le spalle e scaricare tutto sull'Italia e sui comuni».

Appelli che cadono nel vuoto e nel frattempo è finita in manette una coppia di russi che con il loro veliero hanno trasportato dalla Turchia in Sicilia 108 migranti afghani, iraniani e iracheni.

Però le prime tre nazionalità nella classifica degli sbarchi non scappano da Paesi in guerra. I tunisini sono ben 10.086, gli egiziani 9.385 ed i cittadini del lontano Bangladesh 8.490.

In questo caos le Ong hanno mano libera. Fino a Ferragosto avevano sbarcato in Italia 7.270 migranti, duemila in più rispetto allo scorso anno. Ieri la Geo Barents, la nave di Medici senza frontiere ha intercettato 106 persone su segnalazione del Centro di coordinamento del soccorso italiano. Il problema è che l'ammiraglia «ultimamente agisce come coordinatrice dei soccorsi anche per le altre navi», spiega una fonte del Giornale in prima linea sul mare. Geo Barents può imbarcare fino ad 800-1000 migranti e la tendenza delle Ong del mare è di dotarsi di unità sempre più grandi.

La flotta a disposizione, anche se non tutte le imbarcazioni sono operative, conta su 18 unità che rispondono ad Organizzazioni non governative di cinque Paesi europei compresa l'Italia. I talebani dell'accoglienza tedeschi fanno la parte del leone con 8 navi, comprese le Sea Watch e due aerei di ricognizione. Il Seabird ha una base a Lampedusa, da dove decolla regolarmente nonostante fosse stato precedentemente bloccato dall'Ente nazionale per l'aviazione civile. Due navi battono bandiera norvegese, una britannica e quattro spagnola. Il centralino dei migranti è il solito Alarm phone con sede in Francia. Solo la mare Jonio è italiana.

Open arms uno è la nuova ammiraglia, un bestione lungo 66 metri. A sud di Malta, verso la Libia, ha recuperato il 17 agosto, nella sua prima missione, 101 persone. In caso di emergenza, si legge sul sito dell'Ong spagnola, potrebbe ospitarne mille.

La nave, costata 2,5 milioni di euro, è stata donata da Enrique Piñeyro, argentino nato a Genova, di famiglia miliardaria, direttore della Ong Solidaire. Si è subito inteso con Oscar Camps, fondatore di Open arms, nemico giurato di Matteo Salvini.

Il varo di «una delle più grandi navi di soccorso marittimo d'Europa» è avvenuto l'8 giugno a Barcellona. Sulla banchina c'erano la sindaca, Ada Colau, il presidente della Catalogna autonoma, Pere Aragonès, e il presidente del Porto, Damià Calvet. Neanche un migrante arriverà in Spagna, che è diventata una vera e propria base delle Ong del mare. In particolare a Burriana dove è nata l'«Aurora - Support Group», organizzazione di sinistra in appoggio ai talebani dell'accoglienza. La base non serve solo alla manutenzione della navi, ma pure al reclutamento di volontari e addestramento dell'equipaggio.

Gli attivisti di Aurora favoriscono la «mediazione con enti, istituzioni e aziende» locali e prevedono un investimento di 16 milioni di euro per una zona del porto riservata alle Ong. Il simbolo stampato sulle borse in stoffa in vendita per raccogliere fondi è un pugno chiuso dentro un salvagente. E lo slogan non lascia dubbi: «Libera circolazione per tutti», anche se non scappi dalle guerre.

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