La Nigeria: «Usa pronti a inviare le loro truppe» Ma Boko Haram: «La jihad non si fermerà»

Luigi Guelpa

Chiamiamolo effetto Trump, anche se in questo caso le affermazioni del presidente della Nigeria, il musulmano Muhammadu Buhari, raccolte dai quotidiani di Abuja, hanno tanto il sapore di un tentativo di gioco di sponda perpetrato per raccogliere consensi tra l'elettorato e tirare in ballo un'alleanza con gli Usa, che in realtà negli anni si è raffreddata. Buhari ha rivelato che il nuovo presidente degli Stati Uniti «una volta insediatosi alla Casa Bianca sarà al nostro fianco nella lotta a Boko Haram, e i soldati americani affiancheranno i nostri nelle operazioni via terra nel nord della Nigeria». L'azzardo di Buhari arriva non a caso appena tre giorni dopo la ritrovata alleanza delle due anime di Boko Haram, le milizie jihadiste che seminano terrore in Nigeria e che negli ultimi mesi hanno conquistato alcune regioni di Camerun, Niger e Ciad, dichiarando guerra soprattutto al mondo cattolico dell'Africa equatoriale. Il nucleo di Abubakar Shekau, che presidia gli stati del nord della Nigeria (Yobe e Borno), e quello degli ex golpisti di Abu Musah Al Barnawi, che controlla le città del nord del Camerun, hanno raggiunto un accordo registrando un video di avvertimento al neo eletto presidente degli Stati Uniti. Nel filmato trasmesso dalle tv locali Shekau ricorda a Trump che «la guerra è appena iniziata. Gli alleati dello Stato islamico non interromperanno il jihad». Il leader di Boko Haram chiede ai gruppi estremisti di non lasciarsi influenzare dalla minacce del tycoon o dalla guerra guidata dagli Usa contro i terroristi in Siria e Iraq, «resteremo fermi nella nostra fede e non ci fermeremo». Uno degli obiettivi dei tagliagole africani è la cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centrafricana, simbolo fondamentale per i 180 milioni di fedeli cattolici che vivono nel continente nero. Un anno fa papa Francesco aprì la Porta Santa della Notre Dame africana, proclamando Bangui «capitale spirituale del mondo». I timori per quanto potrebbe accadere hanno innescato nel presidente nigeriano il desiderio di diffondere la notizia di un possibile intervento via terra degli Stati Uniti, che appare altamente improbabile. I soldati americani si occupano semmai di addestrare unità dell'esercito di coalizione dei Paesi africani in prima linea nella lotta ai jihadisti. I corsi, iniziati circa un anno fa nella base di Agadez, nel Niger, sono stati attivati anche in Camerun, Nigeria e Ciad.

In primavera inoltre il presidente americano Barack Obama aveva inviato 300 soldati in Camerun con il compito di condurre operazioni di intelligence, di sorveglianza e ricognizione. Nulla quindi a che vedere con l'invasione via terra che sarebbe il sogno di Buhari, alle prese con un esercito non proprio indenne da critiche per via della corruzione dilagante.

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