In futuro sarà difficile leggere tante reazioni (anche opposte) alla notizia della morte di un prelato italiano. Questo dà l'idea del declino dell'episcopato nazionale, ma anche della grandezza di Camillo Ruini. Per Leone XIV la Chiesa ha perso "un esperto e saggio fratello, corroborato da fede profonda, acuta intelligenza e sguardo lungimirante". Il segretario di Stato Pietro Parolin, ospite di Ditelo sui tetti al Festival dell'"Umano Tutto Intero", ne ha parlato come di "una grande figura nella vita dell'Italia".
L'Ucei lo ha lodato per aver accompagnato "una stagione significativa di dialogo tra ebrei e cristiani".
Ma accanto alle reazioni di ambito religioso, moltissime sono quelle istituzionali e politiche. La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha messo in risalto come Ruini abbia "difeso con vigore l'identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana". Messaggi di cordoglio anche dai presidenti delle due Camere Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Quest'ultimo si è anche recato ieri sera alla camera ardente. Parole di apprezzamento per la figura dell'ex capo dei vescovi italiani sono arrivate dai membri del governo e da tutti i leader della maggioranza. Ben altra storia dalle parti del campo largo dove sembra prevalere il silenzio sulla scomparsa del cardinale. Si segnala solo il ricordo di Graziano Delrio, esponente della minoranza dem, che gli ha riconosciuto di essere stato "un vero protagonista della vita sociale, ecclesiale e politica del Paese". D'altra parte, Ruini è stato fino all'ultimo un'autentica bestia nera non solo per le anime più liberal e radicali della sinistra italiana, ma anche per il mondo del cattolicesimo democratico. Emblematica la sua energica opposizione ai Pacs, la soluzione di compromesso individuata da Rosy Bindi per la questione delle unioni arcobaleno. Ma soprattutto, il mondo cattodem mai ha perdonato a "Eminence" (il nomignolo delle invettive di Luciana Littizzetto) quella che lui stesso definì la "sintonia" con Silvio Berlusconi. Ruini rifiutò il dogma antiberlusconiano e nel 1994 osò persino di negare la richiesta di aiuto dell'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro a far cadere il primo governo del Cavaliere. La notizia della morte del cardinale ha diviso anche i social: accanto a chi ne ha onorato la memoria, tanti sono stati anche i messaggi odio di chi gli ha augurato di "bruciare all'inferno" e si è rallegrato con insensibili "finalmente".
Sono gli sfoghi dei "Pepponi" virtuali di fronte a cui "don Camillo" non sarebbe rimasto turbato neanche un po', abituato com'era a ripetere il suo motto davanti a chi gli faceva presente qualche attacco: "Meglio contestati che irrilevanti".