Non ci si libera della Merkel: candidata per la quarta volta

La cancelliera ha annunciato di puntare alla conferma I tedeschi stanno con lei: il 55% la vuole ancora in sella

Non ci si libera della Merkel: candidata per la quarta volta

Berlino - Alternative anche nel suo partito non c'erano. E secondo i sondaggi il popolo è con lei. Ecco perché, senza sorprendere nessuno, domenica sera Angela Merkel ha sciolto la riserva decidendo di candidarsi a un nuovo mandato da cancelliera. Il quarto. Era il novembre del 2005 quando l'allora 51enne leader della Cdu, il partito cristiano-democratico tedesco, fu chiamata a formare il suo primo governo. L'Unione (la Cdu più i cristiano-sociali bavaresi della Csu) aveva vinto le elezioni di misura e la prima donna cancelliera si appoggiò ai socialdemocratici (Spd) di Gerhard Schröder per installarsi nelle stanze del potere.

Da allora non le ha più lasciate. La sua prima legislatura si concluse con un tracollo dei progressisti e al secondo giro Merkel formò un governo con i Liberali di Guido Westerwelle. Dal 2009 al 2013. Il finale lo conosciamo tutti: dopo decenni di permanenza nel Bundestag e spesso ago della bilancia dei governi di destracentro o di sinistracentro, alle ultime elezioni i Liberali restarono esclusi dal Parlamento tedesco. E Merkel, ancora vittoriosa ma non abbastanza da governare da sola anche in virtù di un sistema elettorale proporzionale al 50%, forma il suo ultimo e attuale governo: un'altra Große Koalition con la Spd. Dopo una lunga serie di successi, il suo terzo governo l'ha vista in grande difficoltà. La sua improvvisa apertura ai profughi dei conflitti mediorientali nell'agosto del 2015 l'ha trasformata nella paladina mondiale dei rifugiati. Un ruolo molto nobile sul piano umanitario ma non previsto dal mandato che i suoi elettori le avevano conferito nell'ottobre del 2013. Per un anno Merkel è sembrata sul punto di crollare sotto il peso delle critiche: a cominciare da quelle del lato destro della Cdu per proseguire con quelle degli alleati della Csu, con la Baviera primo fronte dell'emergenza umanitaria che ha minacciato un ricorso alla Corte costituzionale contro la politica del governo.

La politica di accoglienza ha permesso la trasformazione di un piccolo partitino anti-euro, Alternative für Deutschland, in un nuovo fenomeno politico: quello del populismo xenofobo che si è fatto improvvisamente strada anche in Germania. In numerose elezioni regionali AfD le ha suonate alla Cdu, umiliando la cancelliera. Eppure il popolo è ancora con lei. Lo ha certificato la Bild rendendo noto, poche ore prima dell'annuncio di Merkel, che il 55% dei tedeschi è ancora con lei. Non sarà il 70% dei favori che la Mutti dei tedeschi riceveva prima dell'emergenza profughi ma è ancora moltissimo. E se mezzo establishment conservatore le imputa una crisi politica di cui lei è l'unica responsabile, Merkel non ha ancora perso il suo tocco magico: quello delle vedova nera i cui sposi finiscono sempre male. I socialdemocratici sono sotto al 25% nei sondaggi e non rappresentano una minaccia. L'unico leader Spd popolare come lei è l'attuale ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, ma la cancelleria gli ha appena promesso i propri voti quando a febbraio il Parlamento e i Laender sceglieranno il nuovo capo dello Stato. L'ultimo ostacolo è tolto. La via di Angela è di nuovo spianata.

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