Se c'è una persona che quando parla fa saltare i nervi alla sinistra, questo è il ministro Carlo Nordio.
È successo di nuovo. Il ministro, senza alzare la voce e con un mezzo sorriso, ha ricordato ai rigorosissimi antifascisti (e agli organizzatori di Più libri, più liberi, che chiedono una autocertificazione di antifascismo agli editori che esporranno alla fiera) che "il più importante libro sulla giustizia italiana, cioè il codice penale, reca la firma di Benito Mussolini".
Fu varato agli inizi degli anni Trenta ed è ancora lì. Il centrodestra quest'anno voleva riformarlo, rendendolo meno autoritario, ma la sinistra, il partito dei magistrati e il fronte antifascista ( e giustizialista) si sono rifiutati di scalfire quel documento sacro. No al referendum - hanno detto - sì al codice mussoliniano.
"È proprio un paradosso - ha osservato Nordio - che si pretendano attestazioni di antifascismo da parte di chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini".
Quanto alle autocertificazioni chieste dagli organizzatori della fiera, Nordio col Giornale è molto chiaro: "Che il fascismo vada condannato è fuori dubbio e siamo tutti d'accordo. Esiste anche la legge Scelba, che punisce la costituzione del partito fascista. Altra cosa è chiedere un'attestazione di antifascismo in una manifestazione culturale".
Apriti cielo. Pd, Avs e Cinque Stelle tutto possono accettare ma non le dichiarazioni di Nordio. Già si erano scaldati per le critiche rivolte da Giorgia Meloni agli organizzatori della fiera. La premier gli aveva fatto notare che la richiesta del patentino non è molto compatibile con lo slogan del "più liberi".
Più liberi come, se solo per partecipare devo giurare di appartenere a una certa corrente politica? Gli esponenti della sinistra sostengono che la dichiarazione di antifascismo sia imposta dalla Costituzione. In verità la Costituzione, all'articolo 3, dice che "i cittadini sono tutti uguali senza distinzione di opinione politiche".
Ieri comunque gli organizzatori della mostra e vari esponenti della sinistra si sono subito indignati per la seconda volta.
Ecco Bonelli, il "console" (insieme a Fratoianni) di Avs, cioè della sinistra più sinistra possibile: "Le dichiarazioni del ministro Nordio sono vergognose. Vorrei ricordargli che è vero che Mussolini ha apposto la firma nel 1931 al codice penale, ma quel documento è stato modificato dalla Repubblica italiana, dalla lotta antifascista e dalle sentenze della Corte Costituzionale. Stanno strizzando l'occhio a Vannacci".
Questa cosa di Vannacci torna anche nella dichiarazione di un senatore del Pd che si chiama Dario Parrini. Ma arriva subito la smentita di Nordio al Tg3: "Abolire il reato di femminicidio, come chiede Vannacci? Assolutamente no. È un reato che abbiamo voluto fortemente perché ha un connotato completamente diverso dall'omicidio, anche quello aggravato, perché la donna è vittima in quanto tale, non in quanto persona, ma in quanto ha opposto un rifiuto a una prevaricazione da parte di un uomo oppure è oggetto di una violenza specifica da parte del sesso maschile nei confronti del sesso femminile. Ha un connotato in più, miserabile, rispetto all'omicidio ordinario".
Nordio poi parla anche della responsabilità dei giudici, tema al centro della discussione politica nel centrodestra: "Sulla responsabilità dei magistrati stiamo trovando un accordo con Forza Italia, che mira più al risarcimento delle vittime, e su questo siamo completamente d'accordo.
Per me le vittime, anche degli errori giudiziari, vanno risarcite anche nelle spese legali che hanno subito, ma non toccando il portafoglio del magistrato in quanto perché il magistrato è assicurato, quindi questa proposta non ha né un effetto sanzionatorio né un effetto preventivo. Il magistrato inetto o inadeguato va colpito sulla carriera, sulle promozioni, sull'aspetto disciplinare, e non sul portafoglio".