"La nostra vittoria è vicina". Così parlano i jihadisti d'Italia

Da ragazzi qualunque a terroristi che arruolavano martiri anche tra i minorenni. I giudici: "Erano pronti a morire e uccidere. Il pericolo è serio". Sostieni il reportage

"La nostra vittoria è vicina". Così parlano i jihadisti d'Italia

Non mollano la presa, non si arrendono. Halili el Mahdi, il ragazzo di Torino che ha scritto il primo proclama dell'Isis in lingua italiana, è in galera per propaganda terrorista. Ma il suo amico Oussama Khachia, espulso dall'Italia un mese fa, continua dal suo rifugio a stargli vicino. E anche ieri gli manda un messaggio via Facebook: «Un giorno in sha Allah finirà tutta questa ingiustizia, caro fratello mio abbi pazienza. La notte dell'ingiustizia è stata lunga ma l'alba della Vittoria la vediamo vicina».

Sono convinti di vincere. Ed anche in questa certezza sta la forza delle cellule italiane dell'Isis: «Tale esaltazione - scrive il giudice che ha ordinato gli arresti dell'altro ieri - risulta particolarmente efficace nella prospettiva del reclutamento e dell'adesione di nuovi soggetti alla causa terroristica, ove si consideri che il messaggio di propaganda si rivolge soprattutto ai giovani musulmani residenti in Italia, i quali sia per le comuni difficoltà di inserimento sia per la problematica congiuntura economica si trovano sovente ad affrontare una condizione di emarginazione sociale».

É lì, tra gli adolescenti delle nuove banlieu italiane, che i reclutatori dell'Isis hanno pescato i foreign fighters partiti per il fronte, come Anas el Abboubi, il ragazzo bresciano che oggi combatte sotto il nome di «Anas l'Italiano», ma anche come Maria Giulia Sergio «Fatima», la giovane di Inzago arruolata anche lei per la guerra santa nei mesi scorsi. Un filo sotterraneo lega gli uffici di reclutamento sparsi per l'Italia, e gli integralisti di etnia albanese svolgono un ruolo chiave: sono zio e nipote albanesi, Alban e Elvis Elezi, a far partire el Abboubi, e persino ad arruolare un ragazzino di 17 anni come Mahmoud Ben Ammar; e albanese è il secondo marito di Maria Giulia Sergio, quello che ne produce la conversione all'Islam più radicale. Secondo i nostri 007, il marito della Sergio ha stretti contatti con i suoi connazionali che vivono in Toscana, nella zona di Monteroni d'Arbia, dove martedì è stato perquisito un propagandista nell'ambito del bliz coordinato dalla procura di Brescia.

Quello che ha stupito gli investigatori bresciani quando hanno iniziato a scavare sulla doppia vita dei reclutatori è stata la rapidità dell'evoluzione: da ragazzi qualunque, a fanatici della guerra santa e del martirio. Mio figlio «mi ha detto di non voler tornare, e ha dato appuntamento in paradiso a tutti coloro che l'hanno sentito», racconta il padre di Anas el Abboubi il 18 dicembre 2013. Pochi giorni dopo, l'11 gennaio 2014, il ragazzo si fa vivo dal fronte, usando un cellulare siriano; al padre che gli chiede se vive in un sotterraneo risponde: «Come sotterraneo? Siamo davanti al nemico, mica siamo venuti qua a scherzare. Ci sono solo spari e missili e guardia. Lo stato islamico, grazie ad Allah, li ha massacrati e li ha cacciati via».

Sono pronti a uccidere e a morire: anche i due ragazzi di Torino arrestati l'altro ieri, Halili el Mahdi e il suo compagno di scuola Elvis Elezi. Mentre Halili scrive proclami, Elvis individua e arruola. Un suo cugino, Idajet Balliu, è morto combattendo sotto le bandiere di Dawla Islamia, la formazione di terroristi albanesi comandata dal kossovaro Lavdrim Muhaxerri, protagonista di una lunga serie di atrocità in difesa dell'Isis. La foto del suo cadavere nella bara viene inviata alla famiglia con un messaggio: «Allah ti ha portato la gioia con un fratello martire». Dopo la morte di Idajet, l'attività di reclutamento di Elvis e suo zio Alban si è fatta ancora più intensa. Dall'Italia il percorso porta a Tirana, quindi a Istanbul e da lì a Gaziantep, l'aeroporto più a ridosso del confine siriano. Su questa strada doveva essere avviato anche Mahmoud, il minorenne di Gallarate. Elezi ne parla con un complice «É minorenne, comunque non è lì il problema perché si può fare in sha Allah ».

Il ragazzino viene irretito, quasi senza sforzo. E a stupire ancora gli investigatori c'è un dettaglio: a convincerlo è un filmato (tuttora reperibile sul web, https://archive.org/details/nenwa_22) con scene di addestramento di adolescenti di una brutalità sconcertante. I ragazzini vengono presi a bastonate e a calci dall'istruttore incaricato di trasformarli in combattenti. Che a un diciassettenne di Cermenate questo sia apparso non un incubo ma un sogno da realizzare, è uno degli elementi che fa scrivere al giudice Bonamartini del «serissimo pericolo» che l'Italia corre.