Novavax, arriva l'ok di Ema. "Mancano dati su Omicron"

Il siero a base di proteine si è dimostrato efficace e può convincere gli scettici. L'incognita varianti

Novavax, arriva l'ok di Ema. "Mancano dati su Omicron"

Lo hanno ribattezzato il vaccino per i no vax. È a base di proteine - come i vaccini di vecchia scuola utilizzati anche per proteggere i neonati dal meningococco B - è bio perchè non ha richiesto nessuna sperimentazione animale, ha costi di produzione più bassi.

Novavax, sviluppato dalla società di biotecnologie americana, ha ricevuto il via libera di Ema e sarà presto disponibile in Europa con 27 milioni di dosi dei primi tre mesi del 2022, 200 milioni entro agosto. «Utilizza una piattaforma che non è innovativa come quella mRna - spiega Marco Falcone, segretario della Simit, società italiana di malattie infettive e tropicali - ma una già sperimentata in passato, ad esempio contro l'epatite B o il meningococco, che potrebbe rendere più tranquille le persone che hanno delle riserve sulle tecnologie più nuove».

Ideato sulla base di una tecnologia innovativa, è stato già autorizzato in Indonesia e nelle Filippine, dove sarà commercializzato con il nome Covovax. In Europa è il quinto vaccino ad arrivare sul mercato. E potrebbe intercettare quella fetta di persone che, tra i 6 milioni di non vaccinati, ha scelto di non presentarsi negli hub per vari motivi: per paura di qualche reazione avversa, per un rifiuto verso le tecnologie mRna su cui sono basati i principali vaccini di nuova generazione, o «per non fare il gioco delle multinazionali».

L'ok in Europa arriva «in un momento critico in cui riteniamo che la possibilità di scegliere tra più vaccini porterà a un aumento dell'immunizzazione» sostiene lo staff della casa produttrice. Mentre la maggior parte delle persone ha prenotato la terza dose, è infatti fondamentale iniziare il primo giro tra chi finora non ha voluto.

C'è solo una grossa incognita: non si sa che potere abbia il vaccino contro omicron. «I dati disponibili sono pochi» ammette Ema. Le sperimentazioni, fatte sulla vecchie varianti alfa e delta, sono comunque buone. Prevent-19, ad esempio, è uno studio di fase 3 condotto dagli scienziati dell'Università del Maryland School of Medicine, per il quale sono stati arruolati quasi 30mila partecipanti negli Stati Uniti e in Messico. Secondo i dati della ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, il vaccino raggiungerebbe un'efficacia complessiva del 90,4%. Parallelamente, un lavoro condotto nel Regno Unito dagli scienziati della St. Georgès, University of London, con 14mila volontari, descritto sulla stessa rivista, suggerisce un'efficacia complessiva dell'89,7 per cento. Il vaccino ha ricevuto il via ibera prima in Europa che in America, ma l'Fda conta di pronunciarsi entro la fine dell'anno.

Cosa cambia rispetto ai vaccini già in uso? Novavax è un vaccino a base di proteine, ingegnerizzato dalla sequenza genetica del ceppo originale del Covid. Creato grazie alla tecnologia delle nanoparticelle ricombinanti, il vaccino genera l'antigene derivato dalla proteina spike per migliorare la risposta immunitaria e stimolare alti livelli di anticorpi neutralizzanti. Se una persona immunizzata viene esposta a Covid, l'organismo dovrebbe riconoscere la proteina spike del virus e contrastare l'infezione. Sono previste due dosi da 0,5 millilitri, da somministrare per via intramuscolare a 21 giorni di distanza l'una dall'altra. Il farmaco viene conservato a una temperatura compresa tra 2 e 8 gradi centigradi, il che è rilevante per i paesi in cui stabilire una catena del freddo efficace può essere problematico.

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