L'inutile battaglia della Boldrini: la Crusca sdogana "presidenta"

La presidente della Camera ai festeggiamenti per la festa della donna ha portato avanti la sua battaglia linguistica: "È sessista non declinare al femminile". E la Crusca le dà ragione

L'inutile battaglia della Boldrini: la Crusca sdogana "presidenta"

Una di quelle battaglie di cui l'Italia sentiva davvero la mancanza. Da quando Laura Boldrini è presidente della Camera, ogni tre per due sentiamo tornare all'orecchio il ritornello stonato del "sessismo" per chi usa alcuni sostantivi al maschile anche quando si riferisce ad una pulzella. Secondo la Presidente, dovremmo dire "ministra", "avvocata" e via dicendo.

Ecco. Una disfida culturale fondamentale. Però, stavolta la Boldrini l'ha spuntata. Ieri, durante il dibattito organizzato dall'Intergruppo parlamentare sulla questione di genere, l'Accademia della Crusca le ha fatto un assist enorme. Nicoletta Maraschio, presidente emerita dell'ente che fa il buono e il cattivo tempo della lingua italiana, ha detto che "se è corretto dire la maestra e il maestro, l'operaia e l'operaio, sono corretti, sotto il profilo grammaticale e sociologico, anche l'architetta, l'avvocata o l'avvocatessa".

La Boldrini non stava più nella pelle. Tanto che ha rincarato la dose, dicendo che "non declinare al femminile è sessista". E così fioccheranno le accuse a questo articolo, considerando che chi scrive non ha mai declinato al femminile la parola "presidente". Il tutto l'ha detto davanti ai direttori di grandi giornali italiani, che hanno invitato i giornalisti a non diffondere "stereotipi che discriminano il genere femminile". Aspettiamo con impazienza l'ammonimento per sessismo.

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