Ora Macron divide il Pd: schermaglie tra Renzi e Zingaretti

Il rapporto tra Zingaretti e Renzi non è mai stato idilliaco e ora spunta un nuovo motivo di scontro tra i due leader del Pd: il presidente francese Emmanuel Macron. Renzi aderisce al suo manifesto per le Europee, Zingaretti nicchia

Ora Macron divide il Pd: schermaglie tra Renzi e Zingaretti

Ora che i giochi interni nel Pd sono fatti, l'attenzione dei dem si sposta sulla prossima tornata elettorale: le Europee di maggio. "Che fare?". È la domanda che si fanno tutti i democratici. Se Carlo Calenda va avanti con il suo progetto di una lista unitaria per contrastare il fronte sovranista, si registra una spaccatura Nicola Zingaretti e Matteo Renzi dovuta a Emmanuel Macron. Di recente, il presidente francese ha lanciato l'appello per "un nuovo Rinascimento europeo". L'ex premier ha annunciato di volerlo sottoscrivere. Idea non condivisa dal neosegretario Pd, convinto che appoggiare Macron voglia dire spostarsi troppo al centro.

Come spiega l'Huffington Post, giovedì Zingaretti ha incontrato Frans Timmermans, candidato del Pse alla presidenza della Commissione europea. Un profilo troppo di sinistra che a Renzi non piace nonostante sia stato proprio lui, nel 2014, a risolvere una lunga disputa tra i democratici facendo entrare il Pd nella famiglia socialista dell'Ue. Dal canto suo Emmanuel Macron, a lungo esponente del Parti Socialiste francese, lo ha lasciato in tempi non sospetti per fondare un movimento personale, En Marche, che i sondaggi danno in vantaggio di circa quattro punti sul Rassemblement National di Marine Le Pen.

"Macron? Vuole solo rivedere i Trattati"

Sul suo rapporto con Macron, il candidato del Pse alla Commissione europea ha detto: "Sono contento che il presidente francese lanci un appello per l'Europa, ma dobbiamo fare una riforma delle politiche europee che abbia risultati per i cittadini. Dobbiamo cominciare con le politiche, non con le strutture". Secondo Timmermans la revisione dell'architettura istituzionale dell'Unione può aspettare. Una proposta che per il politico olandese non scalda i cuori degli elettori, a differenza di "reddito minimo europeo, politiche per il lavoro che producano uguaglianza". Vicino a lui c'era Zingaretti, che annuiva sistematicamente.

Ma il governatore del Lazio ha provato a glissare. L'adesione di Renzi all'appello di Macron "non è una divisione", ma un contributo al'idea "utile e positiva di un fronte larghissimo in difesa dell'Europa". Ancora meglio che "a promuoverlo sia il presidente di una nazione come la Francia. Magari lo promuovesse il nostro presidente del Consiglio... Non vivo il manifesto di Macron come un manifesto alternativo, ma come un elemento di ricchezza che fa bene all'Europa", le parole di Zingaretti. Chiamato ora a fare chiarezza su quelle che saranno le alleanze per le Europee, ormai sempre più vicine Cosa fare? Il fratello di Montalbano, come noto, non crede nella vocazione maggioritaria. E comunque i numeri non glielo consentono.

Le possibili alleanze

Più sensato trovare un accordo. Come detto, Carlo Calenda sta lavorando da settimane alla sua lista Siamo Europei. Ma non è sufficiente. Per raggiungere il fantomatico 30 per cento e proporsi come concreta alternativa al fronte sovranista, serve trovare qualcuno con cui apparentarsi. Zingaretti sta lavorando sottotraccia a un'alleanza con +Europa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova. E c'è anche la lista Verdi-Italia in Comune guidata da Angelo Bonelli e Federico Pizzarotti. Al momento, però, la vera grana del neosegretario sono le candidature. Fra le tre principali correnti del Pd è in corso una battaglia campale per piazzare i propri uomini. Riuscirà Zingaretti ad accontentare tutti?

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