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Ora la procura di Milano vuole processare Maroni per sfilargli la poltrona

Se venisse condannato in primo grad, scatterebbe la decadenza dalla guida di Palazzo Lombardia

Ora la procura di Milano vuole processare Maroni per sfilargli la poltrona

La Procura aveva deciso, in nome del "savoir faire" tra istituzioni, di non lanciare un siluro contro il presidente della Regione Lombardia nella fase più mediatica dell'apertura di Expo, quella intorno all'inaugurazione del Primo Maggio. Ma adesso che l'esposizione è partita e va per la sua strada, non c'è più motivo di attendere, anche perché i dettagli dell'indagine sono da tempo tutti al loro posto. E così oggi il pubblico ministero Eugenio Fusco fa partire all'indirizzo di Roberto Maroni il provvedimento che rischia di trasformarsi in una grana di considerevole grandezza. Fusco notifica al Governatore l'avviso di fine indagini per i reati di induzione indebita e turbata libertà del contraente, in cui ha riassunto i due episodi di "raccomandazione" illecita contestati a Maroni: l'assunzione a Eupolis, società controllata dalla Regione, di Mara Carluccio, sua stretta collaboratrice quando era ministro degli Interni; e il viaggio a Tokio promesso a Maria Grazia Paturzo, anch'ella fedelissima di Maroni, assunta presso Expo. Sono accuse di entità non enorme, ma se Maroni venisse condannato in primo grado per il reato di induzione indebita scatterebbe a suo carico la decadenza dalla guida di Palazzo Lombardia. Maroni, insomma, come De Magistris e De Luca.

Nei mesi scorsi Fusco aveva più volte fatto presente a Maroni, attraverso il suo legale Domenico Aiello, di essere pronto a ascoltare le sue spiegazioni sulla due vicende, ma il Governatore - che pure si proclama pubblicamente estraneo alle accuse - non si è mai presentato per l'interrogatorio. A questo punto, scavallata la inaugurazione di Expo, la Procura ha deciso di tirare le fila, forte di un risultato già conseguito, il patteggiamento di uno degli imputati minori. Insieme al presidente, il pm si prepara a chiedere di portare a giudizio anche il direttore generale Christian Malangone, il segretario generale Andrea Gibelli, il capo dello staff di Maroni Giacomo Ciriello e una delle presunte racccomandate, la Carluccio.

Con l'avviso di fine indagini, il pm mette a disposizione delle difese l'intero materiale delle indagini, tra cui una ingente quantità di intercettazioni telefoniche: e benchè Fusco abbia espunto quelle più platealmente irrilevanti, la Procura è rassegnata alla prospettiva di venire accusata di avere frugato nella privacy di Maroni e dei suoi coindagati. Tra le carte depositate ci sono infatti anche sms tra Maroni e la Paturzo che secondo il pm dimostrerebbero il "legame affettivo" tra i due.

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