Il Pd "scopre" di aver votato i minibot di Borghi

Sì al testo che prepara l'uscita dall'euro. Poi la precipitosa marcia indietro. Interviene il Mef

Il Pd "scopre" di aver votato i minibot di Borghi

Roma Lì per lì, nessuno si è accorto di nulla. Non il governo, impegnatissimo a prendersi a randellate al suo interno e a lanciare proclami surreali. Non l'opposizione, che si è fatta scoppiare la bomba in mano. Non i media, impegnati ad inseguire i click su Rousseau e i faticosi pensieri di Fico.

Così il caso «minibot» è esploso solo ieri, con tre giorni di ritardo, con lo spread che si impennava e il Ministero dell'Economia costretto a fare di gran carriera un comunicato per smentire che l'Italia stesse per varare una «moneta parallela», onde prepararsi all'uscita dall'Euro: «Non sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di titoli di Stato di piccolo taglio». L'ipotesi infatti già stava facendo imbizzarrire i mercati. Il prologo del terremoto di ieri risale a martedì: a Montecitorio, maggioranza e opposizione votano insieme, all'unanimità, una mozione che impegna il governo a «sbloccare il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso imprese e professionisti». Tutti d'accordo, tutti contenti, applausi in aula. Peccato che, nelle pieghe del testo a lungo limato e concordato tra governo e minoranza, una «manina» di maggioranza abbia infilato un riferimento al sogno proibito degli esaltati No Euro, inserendo tra le «fattispecie» di pagamento dei debiti anche «strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio». In pratica quei «minibot» che - secondo il loro grande sponsor, l'ex bancario salviniano Claudio Borghi, ora proiettato alla guida della commissione Bilancio - sarebbero «una maniera subdola per introdurre fintamente una nuova moneta, un espediente per uscire dall'euro». Insomma una bomba, subito annusata dagli investitori, che hanno reagito scappando dalla sempre più mefitica Italia, mentre nel Belpaese nessuno se ne rendeva conto. Tanto meno l'opposizione: il Pd, a quanto pare, ha scoperto solo ieri di aver detto sì ai minibot di Borghi. Lo ha scoperto grazie alla tempesta di pubbliche denunce via Twitter di decine di analisti economici allibiti, seguiti da militanti e simpatizzanti inferociti che hanno iniziato a bombardare i parlamentari dem per chiedere conto del loro voto. La prima giustificazione (le mozioni parlamentari, si sa, contano poco o niente, non sono vincolanti per il governo e vengono votate distrattamente: quindi, ops, non ce ne siamo accorti) non funziona granchè. «E' un errore che ci sta costando molto caro sui mercati», avverte Marco Leonardi, già consigliere economico di Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi. Carlo Calenda si dissocia: «Un'idea stupida e rischiosa, il Pd ha sbagliato a votarli». «La mozione, uscita sui media internazionali, sta cominciando a fare danni: basta stupidaggini!», si indigna Giampaolo Galli, economista ed ex deputato Pd. Alla fine deve intervenire Zingaretti, che fa emettere un comunicato ufficiale del gruppo dem: «Il Pd presenterà un ordine del giorno per escludere l'impiego di strumenti come i minibot», si annuncia, denunciando «aggiunte spurie» al testo della mozione. La prossima volta, si spera, leggeranno prima di votare.