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Pena e risarcimenti. Gli sconti in appello all'amico di Ramy che era alla guida

A Fares 18 mesi per resistenza, meno soldi ai carabinieri: "Non scapperei più"

Pena e risarcimenti. Gli sconti in appello all'amico di Ramy che era alla guida
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"Sono dispiaciuto di non essermi fermato, se potessi tornare indietro non lo rifarei. Sono dispiaciuto per il mio amico Ramy, ma non è colpa mia se è morto": Fares Bouzidi, il 22enne che era alla guida dello scooter inseguito dai carabinieri su cui il 24 novembre 2024 a Milano ha trovato la morte il 19enne Ramy Elgaml, dice di accettare le proprie responsabilità riguardo all'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, rinuncia ai motivi d'appello, chiede di risarcire in modo "equo" le parti offese. E i giudici della Seconda sezione penale della Corte d'appello (presidente del collegio Enrico Manzi) nel processo abbreviato quasi dimezzano la condanna a suo carico. Che passa da due anni e otto mesi di reclusione, inflitti in primo grado, a un anno e sei mesi, con il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti alla recidiva. Il giudice ha inoltre ridotto i risarcimenti da 2mila a mille euro per danni morali a favore di ognuna delle parti civili, cioè i sei carabinieri presenti quella notte.

Fares è assistito dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli. "Si è assunto le proprie responsabilità, ha ammesso la resistenza, ora ci aspettiamo la stessa presa di coscienza da parte dei carabinieri", ha dichiarato l'avvocato Romagnoli. Negli otto chilometri di fuga attraverso la città, inseguito dalla gazzelle, il 22enne ha guidato senza patente un TMax a velocità elevata, fino a 120 chilometri orari, a tratti contromano e bruciando i semafori rossi. Nell'udienza a porte chiuse - da quanto si è saputo - il sostituto pg, Vincenzo Fiorillo, aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado, inflitta nel giugno del 2025 dal gup Fabrizio Filice. Per il pg, l'inseguimento dei carabinieri dopo la fuga all'alt dei due giovani era stato legittimo e doveroso.

Per Bouzidi partirà in autunno l'udienza preliminare davanti al gup Tiziana Landoni per la morte dell'amico. Qui è accusato di concorso in omicidio stradale insieme al carabiniere Antonio Lenoci, che era alla guida della prima pattuglia all'inseguimento. Il militare, difeso dagli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, risponde in particolare di omicidio stradale per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere". È accusato di avere mantenuto "una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga". Imputati anche altri quattro militari presenti sul posto per ipotesi a vario titolo di depistaggio e favoreggiamento, per la cancellazione di video di testimoni, e falso ideologico sul verbale d'arresto di Fares per la resistenza. Per tutti c'è stata la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura guidata da Marcello Viola, con l'aggiunto Paolo Ielo e i pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini. Ieri in aula la difesa di Bouzidi ha insistito per l'esclusione della recidiva e per il riconoscimento delle attenuanti generiche, che poi c'è stato.

Ramy, hanno stabilito le indagini della Procura, è morto dopo

l'urto tra il lato posteriore destro dello scooter, che aveva effettuato una manovra improvvisa, e la "fascia anteriore del paraurti" della Giulietta e il conseguente schianto all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta.

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