"La Petacci una maiala". La sinistra non s'indigna per le offese di Gnocchi

Il silenzio delle femministe dopo la battuta del comico da Floris. La Mussolini: «Verme»

"La Petacci una maiala". La sinistra non s'indigna per le offese di Gnocchi

Le donne vanno sempre rispettate, quasi, a volte, dipende, anche per quelle uccise. Un maiale, anzi una scrofa che grufola nella spazzatura romana, video postato da Giorgia Meloni per descrivere la Roma governata dai grillini, ispira al comico Gene Gnocchi la seguente battuta: «È una femmina, un maiale femmina, si chiama Claretta Petacci». Risate del conduttore Floris, applausi dello studio di La7. La battuta sulla Petacci, amante di Mussolini fucilata (e prima violentata) dai partigiani a Giulino il 28 aprile 1945, poi appesa a testa in giù (tra sputi e oltraggi vari al cadavere) a piazzale Loreto, non suscita alcuna replica nel fronte delle paladine delle donne, solitamente pronto a scattare come una molla al più lieve sospetto di infrazione maschilista.

Quel che fu un «caso palese di femminicidio aggravato da un cieco desiderio di vendetta» come ha scritto Vittorio Sgarbi su questo Giornale («non ci fu pietà verso questa innocente barbaramente uccisa, la cui unica responsabilità era di essere stata fino all'ultimo vicina a Mussolini») e che diventa oggetto di una battuta inelegante in un talk show, invece, non provoca la minima reazione. Tranne sui social network che già pochi minuti dopo il paragone tra la Petacci e il maiale, si riversano sul profilo Twitter di Gene Gnocchi per insultarlo («Ma credi che il tuo sia umorismo? Hanno fatto bene alla Domenica sportiva a licenziarti anche se tardivamente», è uno dei messaggi meno duri all'indirizzo del comico).

Anche nel mondo ex An l'uscita di Gnocchi disturba molto. Per il Secolo d'Italia, storica testata della destra post-missina, Gnocchi è «Genio più che Gene perché ha capito che nell'Italia dei Fiano e delle Boldrini non esiste rifugio più comodo dell'antifascismo. Soprattutto quando, come nel suo caso, l'antifascista è solo un comico fallito». L'ex deputata finiana Flavia Perina suggerisce a Gnocchi altri modi per dare del «maiale fascista» a qualcuno, al posto di prendersela con la Petacci che «è pur sempre una donna fucilata senza processo e appesa per i piedi, e non è che fa tanto ridere (noto solo ora la risatina di Floris: pure lui se la poteva risparmiare)». L'europarlamentare azzurra Alessandra Mussolini ritwitta il post del vignettista Krancic: «Gene Gnocchi, tu sei un verme! Paragonare il maiale che gira per Roma alla Petacci è una merdata che solo uno st.. come te poteva partorire». Mentre il presidente dell'associazione no profit «Campo della Memoria», che si è occupata del restauro della tomba della Petacci al Verano di Roma, fa sapere che stanno raccogliendo le firme «per chiedere l'allontanamento di Gnocchi dalla trasmissione».

Una pagina buia della storia italiana, che ha indignato anche storici esponenti della sinistra e della Resistenza, come Ferruccio Parri vice comandante del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, che definì piazzale Loreto «macelleria messicana». Sulle ultime ore di Clarice Petacci, compagna segreta di Mussolini dai primi anni '30, fascista per amore di Mussolini ma priva di responsabilità politiche, si è scritto molto. La testimonianza del partigiano comunista Walter Audisio, esecutore materiale - secondo la storiografia ufficiale - dell'assassinio del Duce, racconta che la Petacci «gridò enfatica: Mussolini non deve morire», prima di essere fucilata anche lei, aggrappata alle gambe del morto. L'ex missino Giorgio Pisanò ha indagato e aggiunto ricostruzioni raccapriccianti sullo stupro («È stata più volte violentata da Martino Caserotti», un partigiano che conservò scarpe e foulard della Petacci) e sulla questione della biancheria intima mancante. Una storia tragica, una battuta da pessima osteria.

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