Petrolio, serve un G20 "energetico"

Gli esperti: Trump promuova accordi per fare ripartire l'economia

Nonostante qualche timido cenno di ripresa, il prezzo del petrolio resta ai minimi storici: fa impressione e desta un senso di smarrimento epocale il fatto che Shell abbia ridotto i dividendi per la prima volta dal 1945. Si tratta di un segno di crisi dell'intero sistema economico prostrato dal Covid-19, dal momento che, ad oggi, nonostante l'aumentare dell'apporto di energie alternative, il petrolio rappresenta il 60% delle fonti energetiche mondiali. Mondo fermo, mercato energetico fermo: molti produttori hanno deciso di bloccare l'estrazione, e secondo gli analisti in questo momento ci sono 160 milioni di barili immobilizzati. Uno stallo che, se protratto, non può non portare a conseguenze gravissime in tutto il mondo.

I prodromi della crisi erano in atto già da tempo, con l'over-produzione russa e il rifiuto saudita di ridurre la quantità di prodotto estratto. «Ma non c'è dubbio che, al momento, sono gli Stati Uniti a pagare il prezzo più alto - spiega l'esperto energetico Roudi Baroudi -. Il boom dello shale oil americano ha permesso agli Usa di competere con Russia e Sauditi, ma, ora, dati i più alti costi di produzione, il prodotto Usa è il primo a soffrire della stagnazione del mercato». Baroudi, Ceo della Energy & Environment Holding, con oltre 40 anni di esperienza nel campo Oil & Gas, e collaborazioni con le più importanti istituzioni del mondo nel ramo energia, aggiunge, preoccupato, che gli Stati Uniti restano la maggiore economia mondiale, e che la loro paralisi anche come compratori ha determinato una situazione gravissima per i produttori. Secondo Baroudi, paradossalmente, in questo momento l'amministrazione Trump si distingue per la sua assenza, in particolare nei lavori su un possibile vaccino anti Covid. Mentre sarebbe tempo di pensare a una ripartenza, non solo dal punto di vista della sicurezza sanitaria, ma anche dal punto di vista delle decisioni riguardo l'energia.

Per Baroudi sarebbe urgente ed essenziale la convocazione di un G20 straordinario entro il mese di maggio, che determini una serie di provvedimenti straordinari nel settore. Il rischio è che il mondo intero non riesca a rimettersi in moto. Ancora una volta, il gioco è in mano agli Usa. Ed è ora che si muovano.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.