Piano (di sinistra) di Johnson: "Basta austerity"

Il premier: "Investimenti pubblici per 5 miliardi". Ma Leicester ripiomba nel lockdown

Sceglie di recarsi fuori Londra, per riconnettersi con l'elettorato delle Midlands che gli ha consegnato la travolgente vittoria elettorale dello scorso dicembre. Da Dudley, 200mila persone non lontano da Birmingham, Boris Johnson racconta come intende far ripartire un Paese traumatizzato dalla pandemia. «Costruire, costruire, costruire» è il cartello che adorna il leggìo da cui parla, uno slogan che porta la firma del consigliere Cummings (3 parole come il take back control o il get Brexit done).

Il primo ministro ha recuperato buona parte della baldanza che aveva prima della malattia, arruffato ed energico parla di maggiori investimenti nella sanità, nelle strade, nelle scuole, nell'economia verde (anche se qui parla solo di piantare alberi). Promette che il governo renderà più veloci e meno complicate le procedure per avviare nuovi cantieri, per velocizzare quelli in corso. Il discorso di Johnson è fatto di roboanti promesse che mischiano nuovi fondi (1 miliardo e mezzo di sterline in più per la sanità) a cifre già allocate (come i 100 milioni per nuove strade o il miliardo in edilizia scolastica). Più che un piano governativo per uscire dalla crisi, sembra un discorso da campagna elettorale: è in effetti il programma per un nuovo conservatorismo. «Suona come un colossale intervento pubblico, sembra un new deal», afferma Johnson, che tradisce il suo mito politico Winston Churchill e prende a prestito la memoria di Franklin D. Roosevelt, il presidente democratico che ha guidato gli Stati Uniti fuori dalla grande depressione. È finito il tempo dell'austerity, prosegue Johnson, è giunto il momento di uno stato economicamente più interventista. Questo radicale cambio politico si inserisce nella scia del manifesto elettorale con cui i tory hanno vinto le elezioni. Di mezzo c'è stata una pandemia che ha scosso il sostegno popolare all'esecutivo e continua a rimescolare le priorità politiche: proprio in questi giorni il governo sta attivando un lockdown su Leicester dove si registra un'impennata di casi.

L'intervento di ieri vuole riprendere un discorso interrotto, ribadire parole d'ordine ancor più valide ora che il Paese, nelle analisi della Banca d'Inghilterra, si avvia verso la più grave crisi economica degli ultimi 300 anni. Importa meno che le cifre di cui parla Johnson siano una frazione del deal rooseveltiano, quello che conta è il cambio di pelle del partito conservatore, che rischia di causare molti mal di pancia nell'ala più ortodossa della maggioranza ma dimostra la vitalità di un partito che sta al tramonto della saga Brexit cercando di reinventarsi. Possiamo spendere oggi perché siamo stati prudenti ieri, concede Johnson nel cercare di cucire il passato col futuro.

Dal 2014 il debito si era stabilizzato a circa l'80% del Pil, le misure governative di contrasto alla pandemia l'hanno fatto schizzare a oltre il 100%. E tuttavia il 20 maggio, per la prima volta nella sua storia, Londra ha piazzato sul mercato bond a 3 anni a tassi negativi. Anche per questo ora è il momento di spendere.

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