Il pizzaiolo e un prof nel mirino Potrebbero essere i due basisti

Sospetti sul cuoco ucciso nel blitz. I killer allievi del docente che ha festeggiato la strage

Il pizzaiolo e un prof nel mirino Potrebbero essere i due basisti

Un pizzaiolo che in Germania frequentava jihadisti e un professore sulla scena del crimine mentre i suoi «allievi» uccidevano gli ostaggi a sangue freddo. Che cosa è davvero accaduto giovedì sera all'Holey Artisan Bakery di Dacca? È il quesito che si pongono gli investigatori bengalesi, così come il pm della procura di Roma Francesco Scavo. Ci sono ancora parecchi punti oscuri e possibili colpi di scena nel blitz jihadista che ha provocato la morte di 20 persone, 9 delle quali italiane. Tanto per cominciare sta emergendo la figura di un basista che, secondo fonti vicine al ministero degli Interni bengalese, potrebbe addirittura essere Saiful Choukidar, il pizzaiolo del locale.

Poco dopo l'attentato le autorità diffusero le immagini di cinque terroristi uccisi e uno di loro era proprio Saiful. Sotto ciascuna immagine appariva il nome di battaglia: Akash, Bikash, Don (figlio di un noto esponente del partito di governo del Bangladesh), Badhon e Ripon. Akash sarebbe appunto Saiful, anche se tra le foto degli attentatori diffuse dall'Isis quella del pizzaiolo non è presente. La famiglia prende le distanze, ma secondo indiscrezioni Saiful, durante la sua permanenza a Kassel, in Germania, aveva frequentato Manuel Geiger, il soldato tedesco che all'inizio del 2015 si radicalizzò in Siria, adottando il nome di Abu Musaab Al Almani, per poi morire in un'operazione suicida nel maggio dello stesso anno. Un altro importante pezzo del mosaico è emerso nel corso degli arresti di ieri. La polizia ha fermato tre persone: due di loro, la cui identità non è stata rivelata dagli inquirenti, si trovano in ospedale e sono sospettate di avere avuto un ruolo nella dinamica dell'attacco. Il terzo è un insospettabile professore, Hasnat Karim, docente della North South University di Dacca, frequentata da almeno quattro attentatori (uno di loro aveva persino in tasca il suo numero di telefono). Ufficialmente si trovava venerdì sera nel locale per festeggiare un compleanno con la moglie e due figlie, ma alcune immagini l'hanno immortalato in terrazza mentre fumava con i membri del commando attorno alle 5 del mattino.

L'eccidio degli ostaggi era già stato compiuto parecchie ore prima. Lo racconta il capo della polizia bengalese Shahidul Haque: «Li hanno giustiziati con armi da taglio entro venti minuti dall'inizio dell'assalto. Alcuni dicono che abbiamo agito troppo tardi, ma non è vero. Abbiamo portato a termine l'operazione in 12 ore, mentre in altri Paesi ci sono voluti giorni per affrontare situazioni simili». La polizia di Dacca ha inoltre fermato cinque ostaggi sopravvissuti, tra i quali un cittadino canadese di origini bengalesi, un britannico nato in Bangladesh e un bengalese che ha studiato in Gran Bretagna per oltre un decennio. La loro testimonianza potrebbe dare la svolta decisiva alle indagini.

La tensione in Bangladesh è molto alta, al punto che l'intelligence di Dacca teme nuovi gesti insensati. «Non si può escludere il rischio di possibili ulteriori atti ostili», ammonisce la Farnesina, mentre il nostro ambasciatore, Mario Palma, ha ricordato «l'ondata di solidarietà che mi ha quasi sommerso». Nella capitale Dacca ieri mattina la premier Sheikh Hasina ha reso omaggio alle vittime deponendo corone di fiori sulle bare.

Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti delle autorità italiane, indiane, giapponesi e americane. Le salme dei nove italiani arriveranno all'aeroporto di Ciampino questo pomeriggio alle 18 per essere trasportate al policlinico Gemelli e sottoposte ad autopsia.

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