“Ogni volta che l’Iran spara a Hormuz, colpiremo un ponte o una centrale elettrica”. È l’ultima minaccia del presidente americano Donald Trump. Che arriva dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi raid contro obiettivi militari per l’undicesima notte consecutiva. Ma Teheran ha subito replicato: “Un attacco ai nostri siti nucleari espanderà la guerra nella regione”. Ieri i residenti della capitale iraniana hanno segnalato esplosioni, provenienti dalle difese aeree attivate sopra la città. Tre località nella provincia di Bushehr, sede dell’unica centrale nucleare iraniana, sono state colpite. I media di Teheran hanno inoltre affermato che gli Stati Uniti hanno preso di mira la contea di Kabudarahang e la provincia di Hamadan. Tre Pasdaran sono stati uccisi. È stata attaccata anche l’isola di Larak.
Continua pure la guerra negli Stretti. Ieri altre quattro petroliere hanno cambiato rotta nel Mar Rosso dopo che gli Houthi, alleati dell’Iran nello Yemen, le hanno minacciate. La conseguenza è che i prezzi del petrolio sono saliti al massimo da quasi sei settimane. Ogni giorno milioni di barili di petrolio saudita si dirigono verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, per evitare lo Stretto di Hormuz. Se le spedizioni non possono attraversare Bab el-Mandeb, nella parte meridionale del Mar Rosso, l’unica via di transito rimasta è il Canale di Suez, che allunga il viaggio verso i mercati asiatici di diverse settimane. Secondo alcuni analisti Teheran sta cercando di creare una leva negoziale con quest’ultima mossa. L’esercito della Repubblica islamica anche ha replicato con forza. I raid iraniani avrebbero colpito basi statunitensi in Giordania e Bahrein, ma anche magazzini e hangar a Sheikh Isa in Bahrein, e Camp Doha in Kuwait. Colonne di fumo si sono levate pure dalle montagne tra Eilat e Aqaba.
Sia il Segretario di Stato americano Marco Rubio che il Pakistan hanno ribadito però il loro sostegno all’idea di continuare a trattare. “Il problema che stiamo affrontando ora è che non prendono sul serio i negoziati. Faremo il necessario per proteggere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati”, ha aggiunto Rubio. Che ha poi chiosato: “Trump preferisce un accordo diplomatico con l’Iran, ma non rimarremo fermi di fronte agli attacchi”. Nel frattempo il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha richiesto ulteriori 67 miliardi di dollari di finanziamenti per il Pentagono. E Donald Trump prima di partire per la Dover Air Force Base dove parteciperà alla cerimonia per l’arrivo delle salme dei militari americani ha ribadito: “Onorare i caduti è la cosa più difficile, ma non possiamo permettere che Teheran abbia l’arma nucleare”.
Anche sul fronte palestinese crescono le tensioni. Alleviare “il male e la sofferenza” che affliggono i palestinesi di Gaza e “difendere la Cisgiordania occupata”, sono gli obiettivi dichiarati dal nuovo leader di Hamas, Khalil al-Hayya, nel suo primo discorso. Secondo Barak Ravid, giornalista di Axios, è probabile un incontro Trump-Netanyahu la prossima settimana. Mentre il ministro degli esteri e vicepremier Antonio Tajani ha annunciato che un nuovo round di negoziati tra Israele e Libano si terrà il 4 agosto a Roma.
