Le primarie da incubo: i dem alla conta interna con il rischio di fare flop

A Roma vincerà Gualtieri, ma è il più debole. Bologna, l'apparato teme il successo di Conti

Le primarie da incubo: i dem alla conta interna con il rischio di fare flop

Il Pd cerca di serrare i ranghi e attende con ansia crescente i risultati delle primarie. Si vota a Roma, dove nessuno ha dubbi sulla vittoria di Roberto Gualtieri, per il quale sono scesi in campo con appelli al voto tutti i big del partito, ma c'è un forte timore per la partecipazione. E si vota a Bologna, dove invece la sfida è più reale, con l'outsider Isabella Conti che insidia il candidato dell'apparato post Pci designato dal partito e benedetto anche da Prodi. Tanto reale che, negli scorsi giorni, si sono moltiplicati gli anatemi contro i «voti della destra» che potrebbero inquinare un risultato che, invece, si vorrebbe già prestabilito.

Il segretario dem Enrico Letta se la prende con «il cortocircuito dei commenti a questo esercizio di partecipazione», contro chi parla di «esito scontato», e assicura che «domani migliaia di cittadini sceglieranno il candidato sindaco». Quante migliaia, è da vedere: a Roma l'obiettivo è di non scendere sotto i livelli delle ultime primarie, quelle in cui venne investito Roberto Giachetti: 43mila votanti. Ma, dando per acquisita la vittoria dell'ex ministro Gualtieri, i timori sono per il dopo: per le elezioni vere. Gli ultimi sondaggi non sono rassicuranti: secondo Swg il candidato di centrodestra Michetti starebbe tra il 30% e il 34%, con Gualtieri tra il 27% e il 32% e Carlo Calenda tra il 20% e il 24%. L'uscente Virginia Raggi annaspa tra il 13% e il 17%. Ma il risultato più sorprendente riguarda proprio Calenda: se, con uno sprint, riuscisse ad arrivare al ballottaggio, sarebbe in grado di battere sia Michetti che Gualtieri. Il che fa rimpiangere a più di un dirigente Pd di non aver puntato sull'ex ministro: «Abbiamo sprecato un'occasione: Calenda era chiaramente il candidato più competitivo contro la destra, che a Roma è molto forte: l'unico in grado di allargare il nostro campo», constata amaramente un parlamentare romano. Invece si è perso tempo nella speranza che Zingaretti decidesse di buttarsi in campo, e nelle inutili trattative con i Cinque Stelle, col risultato di far apparire Gualtieri un candidato di ripiego. E di creare una frattura ormai difficilmente sanabile con l'ex «punto di riferimento fortissimo del centrosinistra», alias Giuseppe Conte. Nella campagna elettorale vera, dunque, Gualtieri avrà come unico vero avversario Calenda, per arginare l'emorragia di voti dal centrosinistra. Mentre gioca a mani legate contro Virginia Raggi, perché il Pd ancora spera in una confluenza (all'apparenza assai poco probabile) di voti Cinque Stelle al ballottaggio.

Una sconfitta in ottobre a Roma peserebbe non poco sugli equilibri interni al Pd. Una sconfitta a Bologna, con l'affermazione della Conti (che esclude con decisione inciuci con i grillini) contro l'uomo dell'apparato Lepore (che invece ha l'appoggio dichiarato di Conte e dei medesimi grillini, che però a Bologna contano quanto il due di picche), sarebbe dirompente già da subito. E per evitarlo il Pd locale sta tentando di blindarsi: «Il gruppo dirigente dem rifiuta di mostrare ai rappresentanti di Isabella Conti sia l'elenco di chi si è registrato per il voto online, sia l'accesso al sistema che raccoglie e verifica i voti», denuncia il coordinatore della campagna della candidata. «È inspiegabile politicamente e inaccettabile eticamente». La risposta Pd? «Basta piagnistei».