Primario positivo, chiuso il pronto soccorso. A Napoli pazienti trasferiti in altri ospedali

Il Meridione aspetta lo tsunami contagi, già potenziate le terapie intensive

Il pronto soccorso dell'Ospedale del Mare di Napoli è stato chiuso ieri alle 22 per un intervento di sanificazione con i pazienti trasferiti in altri reparti o in nosocomi cittadini, dopo che il primario è stato trovato positivo al test del coronavirus.

E così il Sud Italia si prepara all'impatto. Per ora i numeri sono gestibili, ma un picco potrebbe arrivare ad aprile. E se la mole dei contagi dovesse ricalcare la Lombardia, sarebbe un guaio, in particolare per la Calabria. Al momento è presto per capire come si evolverà la curva dell'infezione. «Ma se vengono rispettate le misure di sicurezza - prevede il presidente dell'Istituto superiore della sanità Silvio Brusaferro - allora è possibile che l'emergenza duri meno che al Nord». C'è un'altra variabile che potrebbe giocare in favore del Meridione: al momento, come fa notare Robert Gallo, a capo del dipartimento di virologia dell'università del Maryland (Usa), il virus si è spostato da Est a Ovest ma meno da Nord a Sud. E, anche se non ci sono dati scientifici che lo confermano, il caldo potrebbe essere una componente inibitoria dell'infezione.

In presenza di tutte queste incognite, le regioni stanno studiando un piano sanitario mettendo in conto che i contagi potrebbero arrivare a 3mila solo in Campania. L'obiettivo annunciato dal presidente regionale campano Vincenzo De Luca è quello di raggiungere i 590 posti di terapia intensiva su tutto il territorio regionale entro la fine di marzo, ovvero il lasso di tempo indicato dai virologi come il primo picco del contagio del virus. Tutto il Meridione può contare su 1.665 posti di rianimazione (contro i 3.628 del Nord pre Covid). A questi se ne stanno aggiungendo 400 in Calabria, 110 in Sicilia e 590 in Campania che sarà la regione a vivere per prima l'impatto con il contagio: l'ospedale Cotugo di Napoli è l'equivalente dello Spallanzani di Roma e del Sacco di Milano e ospita già da adesso i malati più gravi. «Abbiamo liberato l'ospedale dai pazienti con altre patologie - spiega il direttore generale Maurizio Di Mauro - seguendo l'esperienza della Lombardia. Abbiamo anche arruolato i medici specializzandi del terzo e quarto anno e gli infermieri. Insomma, siamo pronti. La sanità del Sud ce la farà».

La task force regionale della Campania ha stimato un investimento da 20 milioni di euro per l'acquisto del materiale e delle attrezzature utili ai posti letto aggiuntivi. La Regione ha anche acquistato i macchinari per la ventilazione, i kit medici e i presidi sanitari di corredo, nell'ambito degli investimenti nazionali programmati dal Consiglio dei Ministri. A Napoli si sta provvedendo anche all'acquisto di mascherine e tute, provenienti dalla Turchia, dalla Cina e da altri Paesi che hanno risposto alla richiesta dell'Italia. Insomma, il modello Lombardia è servito, se non altro a giocare d'anticipo e non farsi trovare impreparati.

Per ora c'è una sola certezza: se sabato scorso non ci fosse stata la partenza di massa da Milano, il Sud sarebbe più tutelato. E se è vero che in 30mila si sono autosegnalati e messi in quarantena, è altrettanto vero che può non essere sufficiente.

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