Dopo oltre trent'anni, il Parlamento mette mano alla legge che disciplina la caccia e la gestione della fauna selvatica. Con il via libera del Senato alla riforma della legge 157 del 1992, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astensioni, arrivato ieri, la maggioranza rivendica un intervento atteso da trent'anni per adeguare le regole all'evoluzione degli ecosistemi, all'aumento di alcune specie selvatiche e alle nuove esigenze di agricoltori, amministrazioni locali e territori. Un provvedimento che assegna ai cacciatori un ruolo attivo nella gestione della fauna e che punta a coniugare tutela della biodiversità, sicurezza e sviluppo rurale.
Il provvedimento è stato al centro di un lungo confronto parlamentare e pubblico, con oltre 900 emendamenti. La riforma adegua la normativa alle trasformazioni intervenute nel territorio e alla crescita di alcune specie selvatiche che in diversi contesti hanno determinato problemi per le coltivazioni agricole e un aumento degli incidenti stradali. Il disegno di legge introduce inoltre modifiche alle modalità di gestione dell'attività venatoria, alle specie oggetto di prelievo e al sistema delle autorizzazioni affidato alle Regioni attraverso i piani faunistico-venatori. Sono previste anche misure di contrasto al bracconaggio, con un rafforzamento delle sanzioni.
Il provvedimento ha tuttavia suscitato forti perplessità da parte delle opposizioni e delle associazioni ambientaliste. E anche dentro la maggioranza non mancano parlamentari come Michaela Biancofiore, Michela Vittoria Brambilla o Rita Dalla Chiesa che non hanno nascosto la loro contrarietà. Per Brambilla "questo è il giorno più triste della legislatura, darò battaglia ala Camera contro questo testo". Nicole Berlusconi, figlia di Paolo Berlusconi, si è pubblicamente dissociata dalla riforma con un post sui social intitolato "Ricordiamo i suoi valori", accanto a una immagine di Silvio Berlusconi. "Vorrei ricordare a tutti i membri di Forza Italia i principi di mio zio". Con una postilla: "Il disegno di legge non rappresenta l'Italia del rispetto, della responsabilità e del buon senso".
Le organizzazioni venatorie riconosciute, al contrario, sostengono che la riforma mantenga un sistema di regole e controlli adeguato e contestano alcune critiche emerse nel dibattito pubblico. "Governare questi cambiamenti richiede strumenti aggiornati, non slogan" dice Maurizio Zipponi, presidente del Comitato Nazionale Caccia e Natura.
La discussione ha evidenziato la complessità del tema.
Si apre ora la seconda fase dell'esame parlamentare. E mentre un gruppo di parlamentari donne ha presentato una raccolta firme per chiedere di ritirare la legge, alla Camera il testo sarà nuovamente sottoposto al confronto, alimentando un dibattito acceso e trasversale.