Un pezzo di verità che si aggiunge alla lunga storia degli anni di piombo italiani: ma, dal punto di vista della giustizia, una condanna quasi irrilevante, specie davanti agli sforzi profusi per indagare su un delitto di cinquant'anni fa. Il processo per lo scontro a fuoco che il 5 giugno 1975 davanti alla Cascina Spiotta, in Piemonte, chiuse il primo sequestro a scopo di estorsione compiuto dalle Brigate Rosse, termina con la condanna a sei anni di carcere di Lauro Azzolini, già componente della Direzione strategica delle Br: la Procura aveva chiesto trent'anni. Era Azzolini l'uomo fuggito nella boscaglia dopo che i carabinieri avevano scoperto la prigione dell'industriale Vittorio Vallarino Gancia, rapito il giorno prima dai terroristi. Sul terreno rimasero senza vita un carabiniere, Giovanni D'Alfonso, e la fondatrice delle Br Mara Cagol; un altro carabiniere rimase mutilato da una bomba.
Insieme a Azzolini, individuato grazie al Dna su un documento, la Procura di Torino ha portato a processo i due massimi dirigenti Br dell'epoca Renato Curcio e Mario Moretti, ed è sulla loro sorte che la sentenza si divarica ancora di più dalla requisitoria dei pm: avevano chiesto l'ergastolo, il reato per loro viene dichiarato prescritto perché si trattò di un "concorso anomalo". Non erano, cioè, i capi diretti dell'operazione di "autofinanziamento" che ebbe come bersaglio l'industriale, e che venne gestita in modo drammaticamente maldestro dalla colonna torinese delle Br. Proprio dall'inchiesta interna alle Br, disposta per capire cosa non aveva funzionato, nasce la traccia per il processo concluso ieri: perché sul memoriale consegnato alla direzione strategica dal brigatista fuggito c'era il dna di Azzolini.
In un drammatico interrogatorio davanti alla Corte d'assise, Azzolini ha ammesso di essere stato presente alla Cascina Spiotta, ma ha fornito una ricostruzione dello scontro a fuoco assai diversa da quella fornita dai carabinieri. Ha anche aggiunto un dettaglio, un fotogramma: mentre si allontana di corsa, vede la Cagol in ginocchio a braccia alzate, poi sente degli spari.
I sei anni di carcere ad Azzolini vengono inflitti in continuazione con la condanna per la strage di via Fani e il sequestro Moro, per cui - pur non avendo partecipato all'azione - è stato condannato all'ergastolo (ma è libero da tempo). Anche Curcio è libero, mentre Moretti, condannato all'ergastolo anche lui, è tuttora detenuto in regime di semilibertà.