Dal prosciutto al tartufo, le imprese d'eccellenza lottano per non chiudere

I danni del sisma hanno messo in ginocchio l'economia locale, in bilico tremila aziende

Dal prosciutto al tartufo, le imprese d'eccellenza lottano per non chiudere

È un'arte la norcineria, quella di lavorare la carne di maiale per farne salumi. Norcia gli ha dato il nome e i suoi sapori li conoscono tutti, ben oltre il borgo della Valnerina che adesso è una distesa di macerie.

A Roma e dintorni dire norcineria o salumeria è la stessa cosa. Ma anche all'estero il prosciutto di Norcia è apprezzato. Quello prodotto da un'azienda cancellata come tante altre dal terremoto è finito addirittura sul tavolo della Casa Bianca incassando i complimenti di Michelle Obama. Ma ora gli imprenditori locali, che per lo più portano avanti imprese familiari in zone dove il cuore dell'economia locale è rappresentato dall'agricoltura e dall'allevamento, sono in ginocchio. Tra Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo sono circa tremila le aziende agricole che rischiano di chiudere a causa dei danni strutturali gravi che hanno reso difficile se non impossibile la gestione degli animali, più di 100mila capi tra mucche, pecore e maiali da nutrire e abbeverare. Oltre all'emergenza sfollati c'è anche il rischio che, se le misure straordinarie per il settore annunciate dal governo non vengono prese in fretta, le campagne si spopolino e le aziende vengano abbandonate, rendendo ancora più difficile la rinascita delle comunità locali. Sono drammatici i dati della prima analisi sulla situazione post-sisma effettuata dalla Coldiretti. Perché agricoltura e allevamento, tra manodopera familiare ed esterna, contribuiscono in modo importante all'occupazione, dando lavoro ad almeno diecimila persone soltanto nella fase di produzione agroalimentare, e all'economia di quei territori, che non potrà ripartire se le aziende chiudono i battenti, con tutto l'indotto che alimentano caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo. Oltre al turismo, sono il cibo e l'export del Made in Italy a tenere in piedi l'economia di questi luoghi. Il prosciutto di Norcia Igp, con una produzione di 2350 tonnellate fattura oltre 50 milioni di euro, per non parlare del suo pregiato tartufo nero. Ora interi depositi di prosciutto sono andati distrutti. Ma in pericolo ci sono altre specialità, che fanno parte del patrimonio culturale del paese, come la lenticchia di Castelluccio, il pecorino dei Sibillini, il Vitellone Bianco Igp e la patata rossa di Colfiorito.

Agricoltori e allevatori sono allo stremo, molti di loro erano già stati colpiti dal terremoto di agosto. I fabbricati hanno subito danni importanti ed è difficile garantire tutti i giorni cibo e acqua agli animali. Impossibile pensare di stare lontano da mandrie e greggi, con il pericolo che senza vigilanza finiscano preda dei lupi. Poi ci sono le frane e gli smottamenti sulle strade che impediscono la consegna dei prodotti. Per questo il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, raccomanda che la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell'economia. «Occorre una corsa contro il tempo - dice - per dare la possibilità agli allevatori di stare vicino ai propri animali con container, roulotte e moduli abitativi, ma servono anche ricoveri sicuri per il bestiame che ha avuto le stalle lesionate». Anche Valentina Fausti, l'imprenditrice ventiduenne di Norcia che ha portato il suo prosciutto sulla tavola di Obama, è nei guai. Tra le strutture della sua azienda venute giù e i prodotti persi, stima danni per circa due milioni di euro. Ma da Norcia non se ne va. «Se ce ne andiamo anche noi giovani è finita, non so come ma supereremo anche questa», dice.

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