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Questa è un'altra occasione persa. Evitare i confronti non è una vittoria

A destra c'è chi esulta per avere affossato la commissione. Ma non c'è nulla da festeggiare Le esperte scelte dal ministro avrebbero dato un contributo all'educazione dei nostri figli

Questa è un'altra occasione persa. Evitare i confronti non è una vittoria

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La commissione nominata in origine dal ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, sembrava adeguata al difficile impegno che le era stata affidato, cioè «Educare alle relazioni». In sostanza: individuare linea guida per spiegare, nelle scuole, quale sia il modo migliore per evitare tensioni nei rapporti personali e promuovere una cultura del rispetto reciproco. Quel rispetto che sembra venuto meno nei rapporti di coppia. La cronaca ci ha messo davanti agli occhi una serie di «femminicidi», omicidi commessi da un uomo ai danni di una donna. La commissione era composta da suor Anna Monia Alfieri, Paola Zerman, avvocato dello Stato e Anna Paola Concia, ex deputata Pd, femminista, attivista per i diritti Lbgtq e responsabile di Didacta, la fiera annuale della scuola. Proprio sul nome della Concia, si è spaccata la destra, e il ministro ha optato per una retromarcia che ha annullato, a questo punto inevitabilmente, l'intera commissione. Ma la destra è sicura di aver fatto una giusta battaglia? Chiederselo è lecito.

Proviamo a fare chiarezza. Suor Anna Monia è la maggiore esperta di scuola in questo Paese. Ha scritto libri che fanno testo in materia come il fondamentale La buona Scuola Pubblica per tutti Statale e Paritaria. Suor Anna Monia è una persona estremamente concreta: non fa filosofia. Spiega, con dati inoppugnabili, quale sia l'importanza economica e ideologica delle scuole paritarie. A proposito, diamo una notizia ai nemici delle paritarie: l'educazione alle relazioni, con altro nome, in molte scuole cattoliche, esiste già e non da ieri. Per quanto possa sembrare singolare, il punto di vista liberale è perfettamente espresso da una suora: non è un miracolo ma il frutto di anni di dedizione e di corretta informazione. Non solo: è impensabile che suor Anna Monia avrebbe fatto sponda a qualunque tentativo, ci fosse mai stato, di introdurre tematiche «gender». Stesso discorso vale per Paola Zerman, candidata in passato per il Popolo della famiglia. A lei, probabilmente, si era pensato per rappresentare il punto di vista del cattolicesimo, non scriviamo ortodosso, perché il cristianesimo è sempre ortodosso oppure non è cristianesimo. Anna Paola Concia poteva portare una sensibilità molto differente ma per questo utile, anche politicamente. La Concia era stata scelta perché gode di una stima bipartisan (che le è stata manifestata anche ieri da destra). Sarebbe stato il cavallo di Troia del «gender»? Difficile crederlo.

Per questo, c'è da chiedersi cosa festeggi quella parte di destra che ha affossato la commissione. Una vittoria contro il «genderismo»? Il «gender» è senza dubbio una ideologia pericolosa, che nega la natura biologica dell'identità sessuale in nome di una fluidità imposta con ogni mezzo di propaganda a disposizione. Però non c'entra nulla con l'iniziativa e non ci sarebbe stato nemmeno occasione di discuterne. Il problema (vero) è la libertà d'istruzione, ovvero la possibilità di scegliere l'istruzione dei propri figli. Questa sarebbe una vittoria «di destra». Non certo evitare il confronto con posizioni diverse ma lecite.

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