"Ragazzi, non andate in guerra come mio figlio"

Il papà di Delnevo, morto nei combattimenti in Siria, lancia un appello

Suo figlio è morto combattendo per la jihad islamica, nell'estate scorsa. Eppure lui, il padre, dopo questo doloroso episodio si è convertito all'Islam. Può sembrare un paradosso ma Carlo Delnevo, papà di Giuliano, il 23enne genovese di cui Il Giornale aveva svelato la tragica morte in Siria, mentre combatteva al fianco dell'Isis contro le milizie di Bashar al-Assad, sa fornire una sua spiegazione. Si è convertito, dice, convinto dai cinque pilastri dell'Islam: accettazione dell'unicità di Dio, preghiera quotidiana, elemosina, pellegrinaggio alla Mecca e digiuno nel Ramadan. La sua scelta nasce da una «questione privata e personale»,sulla quale sottolinea di non avere «intenzione di alimentare la grancassa mediatica». Ad ascoltare le parole di Carlo Delnevo in modo approfondito si trova una riflessione interessante: «All'inizio, quando si trattava di rovesciare un tiranno sanguinario come Assad, quella guerra si poteva paragonare alla guerra franchista del 1936-39, quando tanti italiani partirono», fa notare. «Ma ora la situazione è confusa, non si capisce più nulla», ammette. Concorda con chi sostiene che dare armi ai combattenti sia un errore - «come curare un diabetico con il glucosio» - e ai ragazzi che come suo figlio scelgono di partire per unirsi alla guerra in nome dell'Islam, che ora è anche la sua religione, dice: «Rimanete in Italia, portate avanti il vostro messaggio con la forza dell'esempio, non con la vostra vita. La vita è preziosa». Intanto ieri la Procura di genova ha iscritto nel registro degli indagati un altro genovese, Andrea Lazzaro, che era amico di Giuliano. Entrambi facevano parte della brigata Jaish al-Muhajireen Wa Ansar, un gruppo che secondo gli investigatori recluta giovani jihadisti occidentali con finalità di terrorismo internazionale. Giuliano e Andrea, che poi avevano deciso di «ribattezzarsi» Ibrahim e Umar, erano amici e si erano convertiti all'Islam nello stesso periodo.

Andrea Lazzaro al momento è indagato - «un atto tecnico», spiega la procura. Oltre a lui tra gli indagati ci sono anche tre maghrebini.

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