"Rapiti dall'Isis", ma era una truffa: tre arrestati

La banda si accordava con le finte vittime, ma poi le cedeva davvero ai jihadisti

"Rapiti dall'Isis", ma era una truffa: tre arrestati

Sequestri finti, disegnati a tavolino, che diventano reali. Un pugno di truffatori che si fingono terroristi e rapiscono imprenditori disposti a passare per vittime.

C'è del grottesco nella conclusione delle indagini a cui ieri è arrivata la procura di Roma, che ha arrestato tre persone e ne ha iscritte dieci nel registro degli indagati per i sequestri, apparsi anomali agli stessi investigatori, di due imprenditori scomparsi nel 2016 e liberati nella primavera 2019. In manette sono finiti due albanesi, Fredi Frrokaj, 43enne e Olsi Mitraj, 41enne, residenti a Flero e Gussago e l'italiano Alberto Zanini, 54 anni di Mazzano, arrestati per concorso in sequestro di persona a scopo di terrorismo.

Dall'inchiesta del pm Sergio Colaiocco, coordinata dal procuratore capo Michele Prestipino, è emerso che l'organizzazione convinse l'imprenditore bresciano Alessandro Sandrini, che ora dovrà rispondere di simulazione di truffa, a inscenare il suo sequestro nell'ottobre del 2016 in cambio di denaro, recapitato alla sua famiglia.

Ma da quanto accertato dai Ros dei carabinieri e dallo Sco della polizia, una volta giunto in Turchia come richiesto dalla banda, l'uomo fu davvero «venduto» al gruppo terroristico Turkestan Islamic Part, vicino ad Al Qaeda, e poi trasferito in Siria dove nel maggio 2019 fu liberato.

È in corso l'identificazione di altro imprenditore, sempre del bresciano, che all'ultimo minuto non si presentò in aeroporto a Orio al Serio. Nel procedimento si cita anche il caso di Sergio Zanotti, anche lui dello stesso territorio, liberato nel 2019 in Siria, che a oggi non risulta indagato. Il suo sequestro era stato annunciato da un video diffuso in rete dal sito russo Newsfront il 15 novembre del 2016.

L'uomo, che alle spalle ha una condanna per evasione, nel filmato appariva inginocchiato e diceva di essere prigioniero da sette mesi in Siria, chiedendo al Governo italiano di intervenire per la sua liberazione. Era partito per la Turchia e se ne erano perse le tracce fino a quel drammatico video.

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