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Le ricette economiche farlocche di Elly

Al congresso Uil, la segretaria lancia proposte dimenticandosi dell'alleato 5 Stelle

Le ricette economiche farlocche di Elly
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A circa un anno dalle elezioni, nel centrosinistra regna la confusione più totale, con un Pd guidato da una leader che sembra vivere in un iperuranio di slogan preconfezionati e ricette improvvisate. Elly Schlein è riuscita nella straordinaria impresa di farsi smentire da destra, da centro e persino dal suo stesso campo largo nel giro di poche ore. Il palcoscenico di questa ennesima recita a soggetto è stato il congresso nazionale della Uil a Padova, conclusosi con la riconferma all'unanimità di Pierpaolo Bombardieri alla carica di segretario generale. Un congresso blindato nei consensi interni, dove la segretaria del Pd è arrivata sfoggiando il solito repertorio ideologico, del tutto impermeabile alla realtà politica circostante, esponendo un campionario di ricette economiche e battute demagogiche che lasciano sbalorditi.

Nell'intervista rilasciata ieri a Repubblica, la leader del Pd ha provato a delineare la sua personalissima e miracolosa strategia per la crescita. Per le imprese ha proposto che "la priorità è ridurre le bollette" e per farlo ha chiesto "un'unità di missione per dimezzare i tempi per fare nuove rinnovabili". Subito dopo ha rilanciato la suggestione di una "burocrazia zero per gli investimenti nella doppia transizione", ipotizzando di estendere il modello Zes a tutto il territorio nazionale. Non paga, Schlein ha messo nel mirino le aziende di Stato sostenendo che "noi dobbiamo dare delle missioni strategiche alle partecipate pubbliche, cioè non possono essere le aziende a fare la politica energetica del governo". Infine, ha puntato gli occhi sui risparmi privati: "Ci sono 1.700 miliardi di euro fermi sui conti correnti dei risparmiatori italiani, penso a incentivi mirati per canalizzare il risparmio verso l'innovazione e le piccole e medie imprese". Concetti ribaditi poi sul palcoscenico sindacale di Padova, dove ha preferito rifugiarsi nella solita retorica catastrofista, concludendo con la solita predica: "La Repubblica non può essere fondata sul lavoro povero. Non può essere fondata sul lavoro precario. È una responsabilità di tutti".

Un copione scritto nel vuoto pneumatico, perché il suo castello di carte era già crollato sotto il peso della realtà. Giovedì scorso Giorgia Meloni, con un intervento pragmatico proprio davanti alla platea della Uil, ha completamente ridefinito le regole del gioco. Una mossa che ha costretto persino un trotzkista irriducibile come Maurizio Landini a scendere dalle barricate dello scontro perenne: il leader della Cgil, rimasto isolato nella sua strategia del no, ha dovuto fare marcia indietro e accettare il terreno del dialogo aperto dall'esecutivo. Di fronte a questo cambio di paradigma, le proposte della Schlein si sono rivelate per quello che sono: corbellerie farlocche. A smontarle sul piano tecnico ci ha pensato Luigi Marattin, leader del Partito Liberal Democratico, ricordando che per ridurre la burocrazia la Schlein pensa bene di creare un organismo in più e che le regioni più in ritardo sulle rinnovabili sono proprio quelle di centrosinistra. Quanto alla "burocrazia zero", Marattin l'ha liquidata come lo slogan più populista dopo "viva la mamma", ricordando che l'ultimo provvedimento a burocrazia zero fu il Superbonus, il più grande disastro dei conti pubblici italiani, mentre l'idea di canalizzare il risparmio privato è roba già fatta nel 2017 con i Pir, poi affossati proprio dal Movimento 5 Stelle con cui Elly vuole allearsi.

Una smentita totale a cui si è unito Maurizio Casasco, responsabile economico di Forza Italia, ironizzando sul repentino cambio d'abito della leader dem: "Fa sorridere vedere Elly Schlein travestirsi da liberale dopo una vita politica trascorsa a difendere un modello statalista. È un'evidente contraddizione: prima si colpisce il risparmio con le patrimoniali, poi si pretende che quel capitale venga investito".

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