Primo, importante passo verso il ritorno della produzione di energia nucleare in Italia. Mentre il giornale andava in stampa, alla Camera proseguivano i lavori sul ddl delega del governo. Dopo l'ok seguiranno nell'arco di un anno i decreti per tratteggiare un quadro normativo che renda possibile il ritorno dell'atomo. Nel nostro Paese non è più possibile produrre energia da fonte nucleare dopo l'esito del referendum del 1987, ma l'iniziativa del governo non guarda alle vecchie - e mastodontiche - centrali nucleari, ma punta quanto meno a rendere possibile - dopo adeguate sperimentazioni - l'impiego delle nuove tecnologie nucleari.
Tanto si è parlato negli ultimi anni degli Smr, piccoli reattori delle dimensioni di una palazzina bifamiliare raffreddati ad acqua. Il primo al mondo è previsto per il 2029 e sarà installato in Canada con una potenza di 300 megawatt, per garantire la stessa quantità di energia annua con il fotovoltaico ci vorrebbero 20 chilometri quadrati di pannelli. Tuttavia, c'è anche molto altro in corso di sperimentazione: come i mini-reattori raffreddati a metalli pesanti, che vedono protagonisti l'italiana Newcleo e l'Enea, i quali forniscono un quid di sicurezza in più e riutilizzano le scorie come combustibile. Negli Stati Uniti stanno testando anche i micro-reattori, grandi praticamente come un autobus. Il senso del disegno di legge del governo, quindi, non è dare il via libera alla costruzioni di nuove centrali nucleari domani mattina, ma mettere le basi affinché il Paese non rimanga fuori dalla possibilità di valutare l'adozione, in futuro, di tecnologie che possono segnare un punto fondamentale - insieme alle rinnovabili - verso l'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica e la sicurezza energetica dell'Italia, oggi messa a repentaglio dalle tensioni geopolitiche. Non fosse altro, ricorda il governo nel testo delle legge delega, perché l'adozione dell'intelligenza artificiale, l'elettrificazione dei trasporti e il proliferare di data center aumenteranno considerevolmente il fabbisogno energetico italiano negli anni a venire.
Il disegno di legge delega prevede la creazione di un'autorità nazionale che si occupi di regolazione, vigilanza, controllo della sicurezza e supervisioni delle infrastrutture e degli impianti. Inoltre, l'idea è di mettere a punto un quadro normativo che possa disciplinare progettazione e sperimentazione delle tecnologie, autorizzazioni, costruzione degli impianti, gestione delle scorie, deposito e smaltimento dei rifiuti e smantellamento finale degli impianti. Il modello immaginato prevede anche il coinvolgimento dei privati sul fronte degli investimenti, su questo punto in passato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, aveva parlato di installare mini-reattori direttamente nelle aziende. Per mettere a punto tutto questo, dopo l'ok alla Camera il testo passerebbe al Senato per lo sprint finale. Il governo vuole l'approvazione definitiva della legge delega prima della pausa estiva e l'emanazione dei decreti delegati entro la fine dell'anno. I capigruppo della Camera hanno rigettato tutti gli emendamenti, tranne due: uno di Noi Moderati, per la promozione di una filiera nazionale ed europea del nucleare, e uno della Lega, che disciplina l'utilizzo della propulsione nucleare sulle navi. Possibile, poi, che alla fine si debba comunque passare da un nuovo referendum, ipotesi evocata dallo stesso ministro per i rapporto con il Parlamento, Luca Ciriani. Nel nostro Paese si sono già tenute due consultazioni popolari, nel 1987 e nel 2011, su questo tema, entrambe finite male per i sostenitori del ritorno dell'atmo.
La situazione, e la maturità delle nuove tecnologie, è tuttavia molto diversa da allora e il nostro Paese si è trovato a sopportare costi dell'energia elettrica all'ingrosso che nel 2026 sono lievitati, in media, a 127 euro al megawattora, più del doppio di quello che pagano i francesi.