«È logico avviare le procedure di selezione per i ruoli di dirigenza pubblica oltre un anno prima della scadenza degli incarichi già in essere? Normalmente no, ma la risposta cambia se in mezzo ci sono elezioni che potrebbero togliere al partito che governa la Regione da circa mezzo secolo il comando e il potere di determinare la scelta dei dirigenti». Galeazzo Bignami, battagliero coordinatore regionale di Forza Italia in Emilia Romagna, deputato ed ex consigliere regionale con 10mila voti di preferenza ottenuti anche nei quartieri più rossi di Bologna, accende i riflettori su quanto sta accadendo in Regione.
Qui la giunta a guida Pd teme di dover fare gli scatoloni e lasciare il potere dopo le elezioni di novembre. Un cambio di maggioranza che rappresenterebbe un passaggio storico nella Regione rossa per eccellenza. In Emilia Romagna il centrodestra unito è dato attorno al 46% (contro il 25% del centrosinistra). E secondo quanto denuncia Bignami la Regione si starebbe muovendo per evitare lo spoil system, in particolare nel settore della Sanità che muove a bilancio circa 8 miliardi di euro. «Con il decreto legislativo 171/2016 il governo Renzi ha eliminato l'albo regionale dei Direttori Generali da cui attingere i nominativi da nominare, prevedendo un unico Albo Nazionale a cui bisogna essere iscritti per essere scelti. Alle Regioni resta così solo da nominare una commissione con cui selezionare una terna, al massimo una cinquina, da sottoporre al Presidente per la nomina. Un passaggio veloce e rapido».
«La Regione Emilia Romagna, con delibera 17 dicembre 2018 ha emanato un bando che ha introdotto un ulteriore passaggio, non previsto dalla legge nazionale, ma in cui si giocherà la vera partita» racconta Bignami. «Nel bando si prevede una Commissione di tre persone, di cui due espressione della Regione e il terzo di autorità indipendenti così che il prossimo governatore non possa scegliere troppo liberamente».