Le elezioni amministrative nel Regno Unito rappresentano molto più di un passaggio locale: sono un test nazionale sulla tenuta del sistema politico e, soprattutto, sulla leadership del primo ministro laburista Keir Starmer. Con oltre 5.000 seggi locali in palio in 136 autorità inglesi, oltre alle consultazioni in Scozia e Galles, il voto coinvolge in queste ore milioni di cittadini e circa metà della popolazione britannica.
Il contesto è segnato da una crescente insoddisfazione economica, dalla crisi del costo della vita e da una perdita di fiducia nei partiti tradizionali. In questo scenario, il voto amministrativo ha assunto il valore di un vero e proprio referendum politico sul governo in carica, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per l’intero sistema istituzionale britannico.
Un referendum su Starmer
I risultati, ancora parziali ma già significativi, indicano un arretramento marcato del Partito laburista, soprattutto nelle cosiddette “roccaforti” del Nord dell’Inghilterra, storicamente legate al voto operaio. Le stime parlano di perdite fino a 1.850 consiglieri locali, un dato che configurerebbe una delle peggiori performance recenti per il partito al governo. Dai risultati preliminari di ieri sera, infatti, il Labour ha perso il 58% dei seggi che stava cercando di difendere, soprattutto in diversi consigli locali strategici, tra cui Hartlepool, Tamworth e Redditch, mentre in altre aree simboliche come Wigan e Salford registra forti riduzioni di consenso e maggioranze estremamente ridotte.
Questi risultati hanno un impatto politico immediato: all’interno del partito emergono critiche sempre più esplicite alla leadership di Starmer con alcuni esponenti locali chiedono apertamente le sue dimissioni, rafforzando le ipotesi di una sfida interna nei prossimi mesi. Fra questi, ill capogruppo laburista a Hull, Daren Hale. "Il Partito Laburista, i nostri parlamentari e il Comitato Esecutivo Nazionale del Partito Laburista dovrebbero esaminare attentamente questi risultati, e credo che sia giunto il momento di un cambio di leadership ai vertici", ha dichiarato.
Il voto amministrativo si conferma quindi come un “midterm verdict”, un giudizio di metà mandato che, nel caso britannico, assume un peso ancora maggiore vista la recente vittoria schiacciante dei laburisti alle politiche del 2024. A pesare sono diversi fattori: le promesse economiche percepite come non mantenute; le difficoltà nella gestione della crisi del costo della vita, ma soprattutto le controversie politiche che hanno indebolito la credibilità del governo.
L’exploit di Reform UK: populismo e voto di protesta
Il dato più dirompente emerso dalle urne è la crescita di Reform UK, il partito guidato da Nigel Farage, che si sta affermando come principale beneficiario del voto di protesta. In alcune aree, il successo è netto e simbolicamente rilevante: a Hartlepool il partito ha conquistato tutti i seggi disponibili; a Halton ha strappato 15 dei 17 seggi difesi dai laburisti; avanzate consistenti si registrano anche in Chorley, Wigan e Redditch.
Reform UK sta intercettando soprattutto elettori ex laburisti delusi, voti provenienti dall’area conservatrice e fa registrare consensi nelle aree più colpite dalla deindustrializzazione. Alla base della sua crescita vi sono temi fortemente identitari, in particolare la linea dura sull’immigrazione e la retorica anti-establishment, che stanno trovando terreno fertile in un elettorato sempre più disilluso.
Il sistema elettorale maggioritario britannico amplifica ulteriormente questi risultati: anche con percentuali non dominanti, il partito riesce a conquistare numerosi seggi, trasformando un consenso diffuso ma non maggioritario in potere territoriale concreto. Farage ha definito il risultato come l’inizio di una “trasformazione storica”, arrivando a ipotizzare la fine del tradizionale duopolio Labour-Conservatori.
Rebecca Long-Bailey, la deputata laburista per Salford nella Greater Manchester, classificata seconda dietro a Starmer nella corsa alla leadership del partito nel 2020, ha chiosato: "È una notte davvero devastante. Abbiamo perso un gran numero di ottimi consiglieri e candidati laburisti ed è abbastanza chiaro che siamo stati messi alle strette sia da Reform che dai Verdi".
Verso un sistema multipolare: la crisi del bipolarismo britannico
Oltre a Reform UK, crescono anche altre forze: i Liberal Democratici conquistano nuovi consigli locali, tra cui Stockport; il Partito Verde di Zack Polanski registra avanzate nelle aree urbane e universitarie. In questo contesto, sia Labour sia Conservatori appaiono incapaci di intercettare pienamente le nuove dinamiche sociali ed economiche, lasciando spazio a forze alternative che capitalizzano il malcontento diffuso.
Esiste una correlazione molto chiara tra i risultati ottenuti da Reform e l'esito del voto in una determinata area nel referendum sull'UE del 2016. Il sostegno alla riforma si attesta in media solo al 9% nei distretti in cui meno del 40% ha votato per la Brexit. Al contrario, il consenso si attesta al 40% nei distretti elettorali dove il 60% ha votato per la Brexit.
Il vice leader di Reform UK, Richard Tice, ha rilasciato un'intervista alla BBC a Newcastle-under-Lyme, un consiglio comunale su cui il partito punta gli occhi. Ha affermato che i risultati sono stati "molto incoraggianti", dimostrando un "rifiuto totale" dei due principali partiti, laburisti e conservatori. "Stiamo elaborando delle politiche. Saremo pronti per le elezioni generali, quando e se arriveranno".
Tuttavia, nel partito al governo non vi è ombra di strategia su un successore con i papabili alla leadership (il ministro della Sanità Wes Streeting e l'ex vicepremier Angela Rayner) che latitano.
Starmer in prima persona potrebbe stilare un calendario per una successione ordinata, in autunno, dando il tempo di candidarsi al sindaco di Manchester, Andy Burnham, ultima speranza del Labour. Tuttavia, Starmer potrebbe vivacchiare fino alla fine dell’anno promuovendo una decisa sterzata in direzione dell’Unione Europea.