Sánchez ferma le imprese. Bare finite: 400 da Brescia

Al Bernabeu tir con articoli sanitari in fila

Madrid. Sabato alle 6 di pomeriggio, nel giorno in cui i decessi per coronavirus sono 834, nuovo aumento record rispetto a venerdì che compongono il totale di 5.960 morti, (i contagi sono 72.248, con un leggero calo), un altro lugubre problema si addensa sui cieli della Moncloa, sede del governo: in Spagna sono finite le bare. Esauriti i posti letto per i malati gravi e quelli in fin di vita, terminati i ventilatori polmonari, finiti anche i posti nelle morgue degli ospedali e dei cimiteri in attesa di cremazione, da ieri non si trova un cofano mortuario in tutta la penisola iberica. Così in soccorso di Madrid, arriva l'offerta di un produttore bresciano pronto a inviarne 400 bare. Un litro d'acqua in uno stagno di morte. E il premier Pedro Sánchez annuncia lo stop delle attività non essenziali fino al 9 aprile.

Nel desolante ripetersi del sold out, ancora una volta la Spagna paga un'umiliante sconfitta. Dopo l'acquisto di 340mila test rapidi, rivelatisi totalmente inaffidabili, perché senza brevetto ufficiale, e l'atavica mancanza di mascherine, ora le imprese funebri lanciano un sinistro allarme: non ci sono più bare per liberare le salme dalle celle frigorifere degli ospedali e procedere alla cremazione. E i cadaveri si accumulano nei locali sottostanti le cliniche, chiusi nei sacchi militari spruzzati di cloro. «A breve ci vorrà la formaldeide per mummificare, se non arrivano le casse», dice un infermiere a TeleMadrid. Il virus ha cambiato la logistica della capitale. Lo stadio Bernabeu da giorni accoglie lunghe e silenziose file di tir carichi di preziosissimo materiale sanitario, tra cui respiratori e lettini la degenza. Mancano, però, le maledette mascherine, le ricercatissime FFP3, le uniche capaci di neutralizzare le pericolose goccioline di virus lasciate da uno starnuto.

La logistica delle vittime è da guerra del Vietnam. Corpi chiusi in sacchi militari, caricati sui camion dei paramilitari dell'Ume, l'esercito senza armi che da dieci giorni disinfetta le strade urbane di Spagna e aiuta tutti, dalla polizia ai pompieri. Da giorni le camionette rosse dell'Ume, in attesa delle cremazioni, che sono collassate al ritmo di 160 decessi al giorno, soltanto nella Comunità di Madrid, entrano in spettrale corteo funebre nel Palazzo del Ghiaccio di Madrid e sulla pista di 1.800 metri quadrati, a 3 gradi, depositano i sacchi mortuari.

I paramilitari dell'Ume sono i nuovi eroi. Vanno a caccia di deceduti anziani morti in solitudine nelle proprie case, entrano negli ospizi in cui il personale si è dato alla fuga abbandonando cadaveri nei letti. Le procure dovranno indagare molti responsabili degli ospizi, fuggiti davanti a una moria incontrollabile di anziani che ora giacciono dentro sacchi che erano destinati all'Afghanistan e alla Libia.

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