Sale l'indice dei tamponi positivi (13,3%). E la Lombardia torna in testa per i contagi

Ieri 18.627 casi su 139.758 test fatti (3.267 nella regione) e 369 morti

Scendono i nuovi casi di Covid-19, ma torna a salire l'indice di positività a causa della diminuzione dei tamponi effettuati, come sempre accade nel fine settimana. E la Lombardia torna a preoccupare, con due numeri di relativa gravità ma dall'alto valore simbolico: la regione più colpita dalla pandemia supera il mezzo milione di casi totali (sono 500.758) e scavalca dopo diverse settimane il Veneto nei casi di giornata: sono 3.267 contro i 2.167 della regione confinante. Un dato questo che si spiega con il numero maggiore di tamponi effettuati in Lombardia rispetto al Veneto (25.011 contro 14.586), che rende l'indice di positività (ovvero la percentuale di tamponi «rossi» rispetto a quelli messi a referto) più bassa nella prima regione che nella seconda (13,06 per cento contro 14,86).

Ma torniamo ai dati nazionali. I casi totali sono stati ieri 18.627, meno dei 19.978 registrati sabato (e relativi alla giornata di venerdì). Sono scesi nettamente anche i tamponi scesi dai 172.119 di sabato a 139.758. Questo ha portato ovviamente a un'impennata dell'indice di positività, cresciuto in ventiquattro ore dall'11,61 per cento al 13,33.

Veniamo ora ai dati relativi agli ospedali. Dei 579.932 contagiati attuali (in crescita di oltre 7mila unità rispetto ai 572.842 di sabato), solo 26.042 sono ricoverati (+189 rispetto al giorno precedente). Di essi 23.427 sono in reparti ordinari (+167) mentre 2.615 sono più gravi e si trovano in terapia intensiva. Quest'ultimo dato è cresciuto in un giorno di 22 unità. È da giorni ormai che questo dato considerato da tutti fatidico per la tenuta del sistema sanitario ha davanti il segno più. Naturalmente sono ancora lontani i record negativi della prima ondata (i 4.068 del 3 aprile) e della seconda ondata (i 3.848 del 25 novembre) ma il fatto che la curva sia tornata a salire preoccupa.

Ieri si sono contati in tutta Italia 369 morti, meno rispetto ai 483 del giorno precedente. È da mesi ormai che questo lugubre dato ristagna a tre cifre e pare proprio lontano l'obiettivo di far scendere la mortalità giornaliera a poche unità come avveniva la scorsa estate. Il maggior numero di decessi ieri è arrivato da Lombardia (59), Emilia-Romagna (58), Veneto (44) e Sicilia (33).

Come detto, la contabilità dei casi a livello regionale ha visto il controsorpasso della Lombardia sul Veneto, che è stata superata anche dall'Emilia-Romagna (2.193 contagi). Seguono sopra quota mille il Lazio (1.746), la Sicilia (1.733), la Campania (1.253) e la Puglia (1.162). Naturalmente questi numeri vanno parametrati rispetto alla quantità di tamponi effettuati. E va detto che le regioni attualmente messe peggio da questo punto di vista sono l'Emilia-Romagna (che ha un indice di positività del 21,49 per cento) e la Sicilia (19,84). Male anche il Piemonte con il 16,65 per cento e la provincia autonoma di Trento con il 16,03. Le regioni più virtuose al momento sono l'Abruzzo (8,56), la Campania (8,13) e soprattutto la Toscana (4,98).

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