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Saluti romani, prosciolti i 29 di CasaPound

Il gup: "Niente apologia del fascismo". Storace: non ditelo ai dem

Saluti romani, prosciolti i 29 di CasaPound

I saluti romani dribblano il processo. Il gup della capitale ha infatti disposto il non luogo a procedere per le ventinove persone identificate dalla Digos mentre, il 7 gennaio di due anni fa, facevano il saluto romano durante la commemorazione della strage di Acca Larentia. Dunque si chiude la vicenda per tutti gli indagati, militanti di destra, in gran parte aderenti a CasaPound, che erano stati individuati nelle settimane seguenti dagli agenti della Digos, osservando le immagini del rito del "presente!" durante la cerimonia, ed erano poi finiti sotto inchiesta. Ma secondo il giudice romano "non vi è una ragionevole previsione di condanna".

Stop quindi all'inchiesta della procura di Roma guidata da Lo Voi che aveva contestato agli indagati la violazione della legge Scelba (quindi la riorganizzazione del partito fascista) e della legge Mancino, ipotizzando in pratica che i saluti romani potessero considerarsi veicolo di discriminazione o odio.

In attesa della motivazione, CasaPound parla di "vittoria del diritto dopo anni di strumentalizzazioni, campagne mediatiche e tentativi di trasformare un momento di memoria in un reato".

Per Cpi, le accuse erano da considerare infondate fin dal principio. Il comunicato del movimento politico sottolinea infatti come "la commemorazione dei caduti di Acca Larentia è un momento di ricordo, non un atto di riorganizzazione politica vietata", sanzionata dalla legge Scelba.

E la nota di CasaPound ricorda inoltre come anche l'accusa di propagare tesi "razziste e discriminatorie" sia stata "sempre respinta e già smentita" da altre sentenze. Soddisfatto anche Domenico Di Tullio, legale di alcuni degli imputati, che dopo aver ricordato come il non luogo a procedere sia coerente con la "giurisprudenza delle sezioni unite della Cassazione" per la "mancanza di pericolo concreto" di una commemorazione che "si svolge con le stesse modalità da quasi 45 anni", ha rimarcato come, mentre va in archivio questo procedimento, "sono ancora impuniti e sconosciuti gli assassini di Acca Larentia".

E se il dem Filippo Sensi prova a tirare in ballo la Meloni per evitare qualsiasi polemica con la magistratura, chiedendosi se la premier farà un video anche sul non luogo a procedere per i saluti, nel silenzio prudente del resto della sinistra l'ex ministro Francesco Storace su X dice la sua: "Commemorare le vittime di via Acca Larentia non è reato", posta

l'esponente della destra sociale, che dopo una frecciatina all'opposizione ("Non ditelo alla sinistra") conclude onorando la memoria delle tre vittime della strage: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni.

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