Il salvataggio Alitalia all'esame Ue

Per l'Europa serve "discontinuità". Caio: "Consapevoli della sfida"

L'annuncio del decreto per la costituzione della nuova Alitalia e la designazione dei nuovi vertici (Francesco Caio presidente - «Siamo consapevoli della sfida», ha detto ieri -, Fabio Lazzerini ad), ha solo avviato il futuro della compagnia. Ora il lavoro sarà concentrato sul piano industriale, che dovrà essere sottoposto alla Commissione Ue cui spetta il varo definitivo dell'intero progetto. Ieri le fonti europee, pur dicendosi vigili sul dossier Alitalia, non hanno espresso giudizi. Visto che Alitalia, a differenza di altri vettori, era già in crisi prima del Covid, l'elemento chiave da valutare è la «discontinuità» richiesta dall'Ue. In altre parole, i capitali statali saranno ammessi sono se la nuova società non rappresenterà il prolungamento della precedente. In questo senso, un elemento d'ostacolo potrebbe essere la nomina di Lazzerini, che dell'Alitalia-Sai (la vecchia) è stato negli ultimi anni manager di punta e che dell'Alitalia-Tai (la nuova) è il capo operativo.

Il piano industriale, ispirato dallo Stato, dovrà contenere le strategie per un futuro in bonis: curioso osservare che il piano ancora non è noto, ma è stato già proclamato l'obbiettivo del pareggio per il 2022 e l'utile per il 2023. Un bell'auspicio. Ma dove saranno indirizzati i 3 miliardi che il governo ha destinato al rilancio? Sicuramente in flotta, che avrà un centinaio di aerei, in parte di proprietà, per destinazioni soprattutto di medio e lungo raggio. Qui si tratterà di individuare rotte redditizie, e una rotta ha bisogno di tempo e di investimenti di fior di milioni, prima di macinare utili. Ma il lungo raggio, in un sistema di hub and spoke, deve essere alimentato con passeggeri provenienti dal breve e medio. Se Alitalia non sarà in grado, per dimensioni e organizzazione, di svolgere attività di feederaggio (l'avvicinamento dei passeggeri), dovrà stringere accordi con altre compagnie che possano supportarla in tal senso; altrimenti gli aerei grandi partiranno semivuoti. Quanto alla flotta, un aereo di medio raggio costa, a listino e prima degli sconti, all'incirca 100 milioni di dollari, uno di lungo, 300 milioni. È chiaro che puntare più su arei di proprietà o più in leasing è una decisione che discende da strategie di natura operativa e finanziaria.

Poi c'è il tema degli esuberi. Quanti posti saranno in grado di tagliare i manager nominati dalla politica? Il meno possibile, naturalmente, e infatti i vari sindacati ieri hanno tutti plaudito, con parole di circostanza, alle nomine: «Una scelta positiva» (Marco Veneziani, Anp), «Hanno competenze e potenzialità» (Claudio Tarlazzi, Uil), «È la svolta attesa da tempo» (Anpav). Certo le notizie che arrivano da Parigi non rallegrano: Air France si avvia a tagliare entro il 2022 7.500 posti su 41mila, mentre Lufthansa si prepara a ridurre 26mila posti su 135mila.

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Commenti

cgf

Mer, 01/07/2020 - 11:04

LH e AF invece…

arieccomi

Mer, 01/07/2020 - 15:59

L’Alitalia è peggio delle sanguisughe è meglio che scompaia. Visto che l’hanno fatta gestire dai soliti tre o quattro nomi e a tutti andava bene basta ora. Ci siamo dimenticati quando l’Alitalia vendeva i propri aerei a delle società private per cifre ridicole e poi noleggiava quello stesso aereo a cifre esorbitanti? Dove erano allora i politici.