Bologna, tra gli azzurri c'è ancora chi frena

Bologna, tra gli azzurri c'è ancora chi frena

«Euroazzurri», «nazarenici» e «territorialisti». Si possono dividere così le macroaree dei cosiddetti frenatori: ossia parlamentari forzisti - nazionali e non - che hanno espresso le loro perplessità alla presenza di Berlusconi a Bologna. Lara Comi, eurodeputata, da sempre in rotta di collisione con il Carroccio, non usa mezzi termini: «Berlusconi non può fare il gregario di Salvini», dice in un'intervista. La Comi mette in fila tutte le criticità dell'abbraccio con la Lega: «Di Salvini pensano molto male in Europa, lo vedono come “signor no” e così, tra le altre cose, si rischia di rovinare il gran lavoro fatto a Madrid quando abbiamo ricostruito il rapporto con la Merkel». Il riferimento è all'ultimo congresso del Ppe quando il Cavaliere, dopo anni di gelo, ha ricucito i rapporti con la Cancelliera di ferro attraverso un bilaterale definito da tutti «molto cordiale». Anche il vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, uomo peraltro in pole per la guida dell'assemblea di Strasburgo, non fa i salti di gioia per l'«abbraccio verde». Stesso motivo: così si rischia di apparire lepenisti e al traino di una forza populista. Questi gli euroazzurri.

Ma ci sono anche i cosiddetti «nazarenici»: ossia quelli che non si entusiasmano dei futuri rapporti con il Ppe ma che ne fanno una questione di opportunità tutta nazionale. «Non è che così certifichiamo la nostra subalternità al Carroccio?» è il loro dilemma. Di questa schiera fanno parte il capogruppo al Senato Paolo Romani, l'ex ministro Altero Matteoli e in parte anche il capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Brunetta però, inizialmente scettico sebbene per nulla nostalgico del patto del Nazareno, ha poi sposato la linea della trasferta a Bologna. Il motivo? Ha strappato il «sì» a un coordinamento parlamentare per contrastare la legge di stabilità del duo Padoan-Renzi. Con la sua parola d'ordine «uniti sì, succubi no», Brunetta farà l'uomo di punta del pool che, assieme a Lega e Fratelli d'Italia cercherà di affossare la manovra renziana.

Poi ci sono i «territorialisti»: forzisti che soffrono la sovraesposizione di Salvini dove quest'ultimo è già fortissimo. I lombardi, per esempio, con Mariastella Gelmini e Andrea Mandelli in testa. Le loro perplessità sono legate al fatto che, in questo modo, Berlusconi rischia di dare fare un assist al leader del Carroccio che ha pretese e ambizioni di leadership di tutto il centrodestra. Anche il consigliere Giovanni Toti, giurano molti forzisti, era scettico all'abbraccio azzurro-verde. Ma poi, in fondo, lui governa la Liguria assieme ai leghisti; perché mettersi di traverso?

Ampio, invece, il fronte del «sì» alla piazza unita del centrodestra: da Licia Ronzulli a Daniela Santanché passando per Nunzia De Girolamo e Augusto Minzolini. Favorevoli anche Michaela Biancofiore, polemica con la Comi («Berlusconi è sempre stato in linea con la maggioranza del popolo italiano», ndr ), Marco Marin e la bolognese Anna Maria Bernini.

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