Lo sciopero di Santa Lucia rovina lo shopping di Natale

La protesta della Cgil, alla quale aderisce anche la Uil, spostata dal 5 al 12 dicembre. Colpirà l'economia con un danno vicino allo 0,3% del Pil, circa 4,8 miliardi di euro

Lo sciopero di Santa Lucia rovina lo shopping di Natale

Lo sciopero generale cambia data e guadagna il sostegno della terza confederazione sindacale, la Uil. Susanna Camusso, Annamaria Furlan e il segretario generale designato della Uil Carmelo Barbagallo si sono incontrati per decidere una strategia comune. La Cisl ha detto no allo sciopero generale, la Uil ha deciso di aderire e la Cgil ha accettato di cambiare la data della protesta, dal 5 dicembre al 12 dicembre. La prima era stata contestata perché a ridosso del ponte dell'Immacolata. La nuova data è comunque la vigilia di una festività prenatalizia, Santa Lucia, ed è un giorno clou per gli acquisti delle festività.

Una giornata, tanto per dare una misura, durante la quale il commercio al dettaglio fattura circa 437 milioni di euro, ha calcolato la Cgia di Mestre. Circa centro milioni in più rispetto a una giornata ordinaria di shopping. Verrebbe da pensare che lo sciopero generale di Cgil e Uil sia fatto per andare contro il commercio, una mina sui consumi interni del Paese che sono già bassissimi. Una giornata di sciopero generale, disse tempo fa il segretario della Uil uscente Luigi Angeletti, disse che fa perdere lo 0,5% del Pil. In realtà un giorno di festa (quindi con tutte le attività ferme, non solo il lavoro) vale lo 0,3% del Prodotto interno lordo. Quindi uno sciopero generale vale circa 4,8 miliardi di euro.

Probabilmente non ne risentirà l'industria. «In un momento come questo gli scioperi non risolvono nulla, le attività produttive sono talmente basse che gli scioperi non fanno sicuramente grandi danni», ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Anzi, in alcuni casi agli industriali fa comodo risparmiare una giornata lavorativa. Ma anche il commercio non dovrebbe risentirne più di tanto. L'adesione nei piccoli negozi è tradizionalmente bassissima mentre le grandi catene possono agevolmente riempire i (sempre pochi) buchi nell'organico, con i contratti a termine che sono attivati durante le feste.

La scelta dello sciopero generale come risposta alle politiche del governo (legge di Stabilità e Jobs Act), ha diviso il fronte sindacale secondo una nuova geografia. Cgil e Uil hanno deciso di proclamare insieme lo stop di tutti i lavoratori, pubblici e privati il 12 dicembre, mentre la Cisl ha deciso di limitare la protesta ai soli lavoratori del pubblico impiego che incroceranno le braccia, da soli, il primo dicembre. La vicenda degli statali, cioè il sesto blocco consecutivo degli stipendi nel pubblico impiego deciso con l'ultima legge di Stabilità, è il vero cardine di tutta la protesta. La vera motivazione di due scioperi che potrebbero danneggiare un settore, il commercio, che soffre la crisi più del pubblico.

La decisione di proclamare la forma di protesta più pesante ha riscaldato il clima del XVI congresso della Uil, che ha sancito il passaggio di consegne da Luigi Angeletti a Carmelo Barbagallo. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha deciso di disertare l'appuntamento con il palco della Uil, incassando i fischi della platea dei sindacalisti. «Evidentemente non aveva nulla da dire», ha commentato ironicamente Barbagallo. Il nuovo leader della confederazione laica ha iniziato il suo mandato con toni duri. «Ho l'impressione che in questo governo non ci sia nessun ministro che abbia la libertà di parola», se non con il consenso di Renzi. «Avevamo visto giusto: era inutile continuare a far finta di parlare con l'esecutivo». Ma sullo sciopero non è detta l'ultima parola. «Gli scioperi si proclamano ma possono essere revocati se arrivano le risposte giuste», ha assicurato Barbagallo.

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